Il popolo del 2 per cento: il Fli

By Michele Di Lollo

gennaio 8, 2013 politica

Gli obiettivi, le paure, le speranze dei partiti di piccolo cabotaggio, qualche volta alleati in una coalizione con ambizioni di governo, altre impegnate in sfide che sembrano impossibili, come sfuggire a un destino da opposizione. Ci sono i partiti che scelgono la corazzata favorita di Bersani o si mischiano nell’avventura del centro montiano oppure portano acqua e voti alla rincorsa di Berlusconi. Ci sono anche quelli che vanno da soli e sognano di superare lo scoglio del 4 per cento. Notapolitica comincia a raccontare chi sono e dove stanno navigando i partiti per cui le elezioni sono una questione di sopravvivenza. Si comincia con il Fli.

A poco più di un mese dalle elezioni, partiti più o meno grandi occupano tutto uno spazio politico definito ormai da molti pentapolare. Cinque poli e altrettante dimensioni si confrontano nella campagna elettorale che entra nel vivo. Un numero considerevole di forze politiche arricchiscono la frammentazione del sistema, ma un aspetto particolare attira la nostra attenzione: chi sono e cosa pensano gli schieramenti minori che si battono per entrare in Parlamento.

Sul filo della soglia di sbarramento. È il popolo di quel 2% fissato dal Porcellum per i partiti coalizzati. Sono gli stessi del 4%, il limite stabilito per coloro che corrono da soli. Una doppia percentuale per uno stesso fine: l’accesso ai seggi. Questi partiti sfidano sondaggi e numeri pronti a elaborare strategie della sopravvivenza, più che della vittoria. Sono i politici della medaglia di legno. Futuro e Libertà per l’Italia è uno di loro. Il partito guidato dall’attuale presidente della Camera, Gianfranco Fini, nato ufficialmente dalla costola del Pdl il 13 febbraio 2011. Occupa oggi 26 seggi alla Camera, 8 al Senato e su questo pesa parte della responsabilità per il fallimento dell’ultimo governo Berlusconi.

A Mirabello Fini spezzò una delle maggioranze più ampie di tutta la Repubblica, dando vita a un percorso che gli costò caro in termini di credibilità e di immagine. Oggi, dopo tre anni, si trova a competere, intravedendo il rinnovamento della politica in “un’area di responsabilità”, come spesso ripetono da quelle parti. “Le prossime elezioni saranno il primo vero test nazionale per noi”, dichiara al telefono l’onorevole Fabio Granata. “Non abbiamo timori per il superamento dello sbarramento e non ci spaventano le percentuali. I sondaggi sono traditori”. Queste sono le parole che identificano un Fli a lungo appiattito sulla figura di Casini, che si preparava a correre senza simbolo in una lista unitaria un po’ per coerenza, un po’ per continuare a vivere. Pagava per contrappasso forse quanto criticavano Fini e compagni al vecchio Pdl per il suo rapporto con la Lega Nord.

L’esperienza del terzo polo solo pochi mesi fa sembrava esaurirsi in un fallimento. Il partito era ormai allo stremo quando ha preso piede la speranza di un Monti bis. Poi l’attesa e la salita in politica del professore. Difendono il tricolore, ma sono europeisti. Una nuova idea di patriottismo che non si considera di centro. Non rinnegano gli errori di Monti – dagli esodati alle pensioni – ma sono “piacevolmente colpiti” dalla sua decisione di candidarsi. Fra innovazione e riforme, tre temi principali interessano oggi la loro campagna elettorale: legalità, identità nazionale e diritti civili, con una particolare sensibilità per la situazione nelle carceri. Ricorda Granata che c’è bisogno di nuovo.

“Siamo per l’Europa unita e la nostra area di riferimento è quella del Ppe, che coincide esattamente con quella occupata da Fli in Italia”. Il partito non dimentica i valori del passato, ma ha avviato un percorso di crescita, rivendicando i capisaldi della destra italiana. Monti in tutto questo che c’entra? “È l’unico che può fare il bene dell’Italia, l’unico che può far crescere questo progetto”.

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