La Cgil non mangia hamburger

By Redazione

gennaio 7, 2013 politica

Tempi eufemisticamente bui, per il lavoro. Già perché è di oggi, martedì 8 gennaio, la notizia secondo cui – in base a quanto rilevato dall’Istat – il tasso di disoccupazione giovanile a novembre dello scorso anno ha raggiunto il 37%, il livello più elevato dall’inizio delle serie storiche trimestrali dell’Istituto di Statistica, dal 1992. Dati preoccupanti e inquietanti, da allarme rosso: oltre un giovane su tre è disoccupato.

In un contesto simile, da anticamera del disastro sociale, la nota multinazionale dell’hamburger e patatine Mc Donald’s decide di investire e, mediante una campagna pubblicitaria apparsa su internet prima e sul quotidiano La Repubblica poi, annuncia la creazione di 3.000 nuovi posti di lavoro nei prossimi tre anni. Quale, la reazione del più importante sindacato italiano di fronte a un investimento del genere? Banale sospiro di sollievo, stante i dati diffusi dall’Istat? Ovvero, endorsement e contestuale incoraggiamento affinché anche altri, nel medesimo settore merceologico e altrove, si prodighino nella creazione di nuovi e sostenibili posti di lavoro? Neanche per idea.

E’ durissima, la Filcams-Cgil in un comunicato diramato nella giornata di lunedì: “Utilizzo strumentale e mercificazione di uno dei principi fondamentali dell’ordinamento repubblicano: il primo articolo della nostra Carta costituzionale, derubricato a mero slogan pubblicitario”. Presto detto, il motivo della fatwa: il plot della campagna, incentratasi sul link tra l’articolo 1 della Costituzione – “L’Italia è una Repubblica fondata sul lavoro” – e i “3.000 nuovi posti li mettiamo noi!” della multinazionale americana. Imperdonabile, non v’è che dire. E ancora, sempre dal comunicato della Filcams-Cgil: “L’80% dei lavoratori, non certo per scelta, ha un contratto a tempo parziale di poche ore settimanali, con il sistematico obbligo di prestare servizio in orario notturno, domenicale e festivo”.

Vero, Mc Donald’s predilige contratti a tempo parziale. Assolutamente legittimo e legale, tuttavia. Anche perché, il part-time, rappresenta un’ottima opportunità per universitari smaniosi di conquistarsi una propria indipendenza economica nel periodo degli studi. E si lavora in orario notturno, il sabato, la domenica e i festivi, certo. E allora? Qual è il problema? Possibile, ancora oggi, venga considerato impensabile per un sindacato di un paese occidentale prestare la propria attività lavorativa il sabato sera, a Natale o il 1 Maggio? Di gran lunga meglio del non lavoro, verrebbe da dire. Eppure no, ad avviso della Cgil, ciò assumerebbe le sembianze di un progetto delittuoso volto a erodere i diritti dei lavoratori italiani. Inoltre, le assunzioni da Mc Donald’s avvengono spesso a tempo indeterminato o con contratti di apprendistato anche a 36 mesi.

Non poco, nel contesto odierno. Non poco, in una cornice di stage e tirocini non retribuiti, di contratti a progetto e di collaborazione a brevissima scadenza e mal remunerati. Precarietà, dunque? Affatto: è vero esattamente il contrario, da Mc Donald’s. In altre e concise parole: da un lato, una grande multinazionale creerà 3.000 nuovi posti di lavoro nel nostro Paese nei prossimi tre anni, prevalentemente nel centro-sud; dall’altro, il principale sindacato italiano contesta tale scelta. Miopia allo stato puro. O forse no. Magari, a Corso d’Italia, hanno già in mente il piano b: un piano quinquennale.

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