I soliti “cantori” della patria

By Redazione

dicembre 17, 2012 politica

Ve li ricordate? Sì, li ricordate di sicuro i cantori della patria, del tricolore alle finestre di casa e della dignità italiana. Sono tornati e si affogano di rassegne stampa internazionali e rilanciano i commenti che giungono in coro da Berlino, Bruxelles e Berlino: il ritorno di Silvio Berlusconi sarebbe un danno per l’Italia, roba inguardabile, come i tedeschi in vacanza sui nostri litorali dal calzino bianco abbinato al sandalo.

Stanno ridisegnando la democrazia a loro piacimento, tradendo un notevole nervosismo all’indomani della mossa del Cavaliere che ha scombussolato i piani di Pierluigi Bersani, di Pierferdinando Casini e di Mario Monti, chiamandolo allo scoperto. Ecco, sono sempre loro, gli stessi che hanno così a cuore la loro nazione da delegarne le scelte politiche a Primi ministri e Capi di stato stranieri, aggiornando al 2012 l’antica espressione per cui l’Italia non sarebbe altro che un’espressione geografica.

Hanno compiuto la loro scelta sulla scia dell’esplosione dello spread – l’esplosione non si è verificata, i grafici che ne seguono l’andamento minuto dopo minuto sono scomparsi dai siti dei maggiori quotidiani oppure ridotti ad una finestra che non si riesce a trovare nelle home page. Hanno paventato il rischio Grecia, mentre la penisola è un fantasma in recessione e i cui conti sono talmente in ordine che il debito pubblico ha sforato quota duemila miliardi. Richiamano a coorte le coscienze degli elettori per sigillarle in busta chiusa e riservarne una copia ad Angela Merkel, François Hollande e uno a scelta tra i nominati ai vertici della piramide europea.

Si sono dimenticati di una frivola regola democratica. Potevano semplicemente suggerire di stare calmi, basta non votarlo. No, sono corsi dalla mamma come un bocia che interpreta la figura del cocco, strofinandosi il naso nel tricolore. Gli daranno una lavata prima di esporlo nuovamente o per lo meno ce lo auguriamo.

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