Il mio centrodestra

By Redazione

dicembre 16, 2012 politica

Pubblichiamo la trascrizione integrale del discorso tenuto da Giorgia Meloni presso l’Auditorium della Conciliazione in occasione dell’incontro “Le primarie delle idee”.

Oggi è un giorno speciale. Era destino che ci ritrovassimo a migliaia per celebrare una grande festa di partecipazione. L’annullamento delle elezioni primarie dopo l’annuncio, il ripensamento, la decisione, l’approvazione di una delibera da parte dell’ufficio di presidenza, le candidature, la raccolta delle firme, l’annullamento, la riconferma e la definitiva cancellazione con un paio di telefonate, viene riscattata qui, in una manifestazione che ci ha dato il problema di doverci trasferire nelle ultime ore nel più grande teatro coperto della capitale, molto più grande di qualunque altro. Noi siamo qui, senza colonnelli né generali, senza superbia né arroganza, perché oggi deve essere il giorno del nostro popolo.

Il giorno della rabbia, del riscatto, della speranza. Pensavamo non ci fossero dubbi, visto il nome da cui si parte, sulla necessità di ridare al popolo del centrodestra la libertà di scegliere il proprio destino, ma qualcosa è andato storto e, anche questo, ha causato il venir meno della fiducia della gente verso il PdL. Abbiamo creduto all’idea di un grande partito conservatore, come ce ne sono in Europa. Partiti che non dipendono solo dal consenso di un leader perché si fondano su un patrimonio di valori da costruire ogni giorno, ma abbiamo solo assaporato il gusto di ciò che avrebbe potuto essere. E ancora una volta vale la pena ribadire che noi non facciamo politica per il gusto di far vincere un partito su un altro. Noi siamo impegnati a rendere concreti i nostri sogni, la nostra idea di società e, per farlo, in democrazia c’è bisogno dello strumento dei partiti. Uno strumento, non l’obiettivo dell’impegno politico. Ecco perché siamo qui. In un numero che fa impressione vedere.

Ci siamo per dire che se pure oggi non sceglieremo alcun candidato premier, non abbiamo paura di dire forte all’Italia intera che scegliamo un nuovo centrodestra. Perché quello attuale non ci piace e noi non vogliamo accontentarci. Nel nostro centrodestra non ci si deve vergognare dei propri compagni di viaggio, quelli che possiedono una casa senza sapere chi gliel’ha comprata vengono accompagnati alla porta, quelli che si fregano centinaia di migliaia di euro degli italiani non si autosospendono ma vengono cacciati a brutto muso, quelli condannati per reati di mafia non vengono rimessi in lista finché non dimostrano la loro innocenza. Quelli condannati con sentenza definitiva per reati contro la pubblica amministrazione vengono interdetti dai pubblici uffici e sono incandidabili a vita a qualunque livello. E non si tratta di giustizialismo, ma di recupero della solennità del ruolo di chi deve occuparsi del bene comune.

Perché non c’è niente di più bello che dedicarsi all’Italia, è un privilegio enorme, e chi finge di farlo per intascare soldi illecitamente deve pagare per tutta la vita. Nel nostro centrodestra si afferma il primato del merito in ogni angolo di questa straordinaria nazione. Dall’imprenditoria al lavoro, dalle libere professioni alle carriere pubbliche come l’insegnamento, o la magistratura, nelle quali si continua con l’assurda progressione per anzianità di servizio e non per capacità dimostrata nell’esercizio di una funzione sacra. E per questo nel nostro centrodestra non c’è la vergogna di cinque persone chiuse in una stanza che nominano centinaia di parlamentari in nome e per conto del popolo italiano. Perché il problema non è rottamare le persone, o intere generazioni, come semplicisticamente si è sostenuto dall’altro lato del campo; il problema casomai è rottamare le degenerazioni.

Come quella di mettere le persone a ricoprire incarichi per caratteristiche che nulla hanno a che fare con l’impegno politico, di sceglierle sulla base dei casting televisivi e non sulla base di quello in cui credono e che sanno fare. E’ arrivato il tempo di smetterla con la teoria “anche se è un cretino è mio amico e quindi può ricoprire questo incarico” per affermare la teoria opposta: “anche se è mio amico è un cretino e quindi questo incarico non lo può ricoprire”. E non si tratta neanche di cacciare la gente sulla base dell’anzianità di servizio, ma sulla base della qualità del servizio. Perché se sei Ottone Bismarck e assicuri 30 anni di pace e prosperità all’Europa nessuno potrà rottamarti. Ma se sei Paolo Cirino Pomicino, hai fatto il ministro del Bilancio negli anni ’80 raggiungendo il record di debito pubblico e ancora pontifichi, o sei Giuliano Amato e vieni nominato dal Governo dei tecnici consulente per i tagli ai costi della politica quando prendi 31 mila euro di pensione, la gente si arrabbia. E ha ragione!

Quello che vogliamo non è rottamare dei cooptati fedeli a un leader con altri cooptati, magari più giovani o fedeli ad un altro leader. Quello che vogliamo è che si torni alla partecipazione popolare, al consenso. Perché l’Italia non ha bisogno di yesmen, ha bisogno di idee e di persona libere che sappiano difenderle e rappresentarle. Il nostro centrodestra è un luogo della partecipazione vero e diverso anche dai partiti di protesta come quello di Grillo. Che è nato per valorizzare la democrazia orizzontale della rete ma ben presto si è rivelato una monarchia assoluta, impermeabile a qualunque confronto interno. Gente che viene espulsa a mezzo blog per aver banalmente organizzato delle riunioni. E’ questa la risposta ai limiti dei partiti della seconda repubblica o ne è piuttosto una esaltazione?

E deve farci rabbia che tanti giovani italiani in gamba si siano lasciati conquistare il cuore da un comico livoroso, perché in lui hanno visto l’unica proposta trasparente, schietta ed innovativa della politica italiana. Il nostro centrodestra esiste per difendere e costruire l’Italia che sogniamo. Perché sogniamo un’Italia che non si faccia dettare l’agenda dall’Europa, non prenda ordini né abbia la presunzione di darne, ma grazie alla sua forza, all’autorevolezza, alla solidità, alla capacità, al genio creativo, abbia una centralità nel continente. Sogniamo un’Italia che non accetti interferenze, che quando un Capo di stato straniero si azzarda a denigrare o, peggio, a ridicolizzare il nostro Presidente del Consiglio, a qualunque partito appartenga, scatti in piedi in sua difesa, come un sol uomo.

Che s’indigni quando il proprio presidente del Consiglio viene convocato a Bruxelles per indurlo a candidarsi. Nessun premier di un paese rispettato e indipendente può essere scelto da personalità straniere. Ce lo ha detto Ernesto Galli Della Loggia in un editoriale sul Corriere, ma prima ancora ce lo sussurrano nelle orecchie i ragazzi sepolti a Redipuglia, Goffredo Mameli e i giovanissimi eroi risorgimentali che hanno dato la vita per l’Italia, le decine di migliaia di persone che non sono mai tornate dalle trincee per difendere la terra dei padri, gli uomini in divisa che hanno combattuto il terrorismo, un’altra arma utilizzata per strapparci la sovranità. No, nessuno può calpestare la nostra indipendenza: è un valore che precede la stessa democrazia.

Sogniamo un’Italia, insomma, che non faccia l’inchino. Ha portato male farlo all’Isola del Giglio, figurarsi alla Germania. E allora scegliamoci un premier che non sia Schettino. Sogniamo un’Italia popolare costruita intorno ai valori della famiglia, della centralità della persona, della sacralità della vita, della sussidiarietà, dell’equità e della solidarietà verso i più deboli, Un’Italia popolare che chieda al Ppe di concretizzare la sua carta dei valori, mettendo all’angolo finanza e burocrazia, e di non farsi superare dal socialista Hollande. Un’Italia che chieda più Europa, ma dei popoli, della cultura, delle patrie. Dell’altra non sappiamo che farcene. Sogniamo un’Italia che alzi la testa di fronte a questa crisi maledetta, che torni a produrre e a crescere. Perché bisogna avere il coraggio di dire che se l’economia è ferma e tu continui ad aumentare le tasse a un certo punto ti ritrovi a tassare la povertà, mentre quello che dovresti fare è produrre ricchezza per poi poter tassarla.

Certo, lo spread è sceso, ma è una vittoria così significativa? Si può dire davvero che si sta vincendo perché si abbassa il differenziale con i bund tedeschi quando aumentano le tasse, il debito pubblico, la disoccupazione e crollano i consumi e il PIL? Sogniamo un’Italia credibile sullo scacchiere internazionale, capace di pretendere e ottenere, adesso, il ritorno in patria di Massimiliano Latorre e Salvatore Girone! Non è più tollerabile da parte dell’India la violazione del diritto internazionale e da parte del governo italiano l’incapacità di far valere le proprie ragioni. Ma se qualcuno pensa che ci si possa dimenticare dei nostri due marò, beh si sbaglia di grosso. Noi non dimentichiamo e li rivogliamo a casa. Sogniamo un’Italia che riconosca i poteri forti, non li criminalizzi, ma non li faccia comandare. E sogniamo un’Italia dove la massoneria, visto che è ovunque, conceda almeno la par-condicio ai non massoni.

E’ una richiesta di buon senso, siamo stanchi di essere discriminati. Sogniamo un’Italia nella quale lo Stato esca dal mercato di beni e servizi. La macchina pubblica deve svolgere poche cose, quelle che le riescono bene, e a un giusto costo, senza abbandonare le funzioni vitali: sanità, giustizia, istruzione, sicurezza, difesa, servizi essenziali e strategici. Il resto deve andare alla libera concorrenza. Sogniamo un’Italia amica dei giovani che introduca in Costituzione il principio di equità tra le generazioni e la valutazione d’impatto generazionale per le leggi in via di approvazione, per stabilire che nessuno può vivere al di sopra delle proprie possibilità a scapito di chi verrà dopo, come avvenuto negli ultimi decenni. Nessuno potrà mai più mangiare al ristorante e, al momento del conto, dire all’oste: pagherà chi verrà tra vent’anni. Sogniamo un’Italia che revochi le pensioni d’oro, retaggio della prima Repubblica, pagate con i soldi pubblici. Non ci possono essere più privilegi che resistono nella rivoluzione sociale in atto.

Quelle che superano una determinata soglia devono essere calcolate col metodo contributivo. Sogniamo un’Italia che sconfigga l’evasione fiscale delle grandi realtà economiche, il lavoro sommerso e l’economia criminale. Nella quale si possa chiedere che le banche paghino le tasse, come tutti, e, se evadono, vengano punite con interessi appropriati, oppure commissariate. Perché è inaccettabile, mentre il governo dei tecnici istituisce fondi di garanzia pubblici agli istituti di credito con soldi reperiti tassando la povera gente, scoprire che le banche hanno evaso per cinque miliardi di euro e ne hanno sborsato uno solo, patteggiando con lo Stato. Basta. Ma perché lo stato deve continuare ad aiutare le banche se le banche non aiutano gli italiani? Prendano rischi investendo sulle imprese o su qualche giovane talento e non giocando con i titoli tossici, inquinando l’economia e i risparmi degli italiani.

Sogniamo un’Italia che riesca finalmente ad offrire alternative a chi vede nell’aborto l’unica soluzione alla propria gravidanza. Nella quale la scienza sia al servizio dell’uomo e non viceversa. Nella quale la fine di una vita non sia stabilita dalla sentenza di un tribunale e alle giovani coppie che scelgono la responsabilità del matrimonio venga offerta una mano d’aiuto. Un’Italia nella quale la maternità non sia un lusso per pochi, ma l’architrave di una nazione con una lunga e gloriosa strada ancora da percorrere. Questo è quello che vogliamo costruire. Ma non vogliamo neanche sottrarci alle domande più gettonate. Sono giorni che ci si domanda: state con Monti? State con Berlusconi? Fate un vostro partito? E allora rispondiamo insieme Guido, vieni qui, avvicinati. Prima risposta: no, non stiamo con Mario Monti, per i tanti motivi che abbiamo elencato finora. Per quello che ci riguarda, su questo tema ci sentiamo perfettamente rappresentati dall’intervento tenuto la scorsa settimana alla Camera dei Deputati dal segretario Angelino Alfano, in seguito al quale il Presidente del Consiglio si è recato al Quirinale.

L’operato di questo governo è pieno di falle e il solo miglioramento dello spread, parametro che interessa più la finanza che le famiglie, non può essere sufficiente a trasformare tante, troppe persone in veri e propri hooligans del professore. E quelli che auspicano la sua nuova leadership dell’intero centrodestra, soprattutto nel pdl, ci lasciano francamente di sasso. Perché la guida di uno schieramento conservatore, liberale, cattolico, identitario, laico e riformista è qualcosa di più ampio di una ottima conoscenza della macroeconomia e della finanza o di una maniacale attenzione per il ‘rigore’, che sono gli elementi che caratterizzano Mario Monti. Dove sono gli altri valori che hanno fondato il popolarismo europeo: Famiglia, solidarietà, sussidiarietà?

Seconda risposta: a noi non serve Monti per ribadire a Berlusconi, che ringraziamo sinceramente per quello che ha fatto fin qui, che sarebbe un errore decisivo la sua ricandidatura alla Presidenza del Consiglio. Perché ricordiamo di come spiazzò tutti quando, oltre un anno fa, mise in campo un quarantenne, decidendo di fare l’allenatore invece che il centravanti. E noi riteniamo che la strada da perseguire sia confermare quella scelta. Terza risposta: Noi vogliamo un luogo giusto dove poterci battere, dove poter trasformare i sogni in realtà. Se questo luogo è il Popolo della Libertà è lì che staremo ed è lì che lotteremo.

Ma vogliamo saperlo, subito, perché il balletto a cui stiamo assistendo ci ha consumati. Non vogliamo dare ultimatum perché non è nel nostro stile, ma se il Popolo della Libertà non è questo luogo allora noi siamo pronti a costruirne uno, con le idee che avete ascoltato e con i sentimenti che si addensano in questo auditorium. E con tutti coloro che vorranno darci una mano. A partire da domani. Ma voglio dire una cosa importante, per concludere: noi sentiamo addosso la responsabilità di un pezzo di storia italiana che deve preservarsi e rigenerarsi. Vogliamo fare la nostra parte, sapendo che oggi non ci sono certezze per nessuno. Significa che chi decide di starci lo fa per un’idea, non per un posto. Per dirla con le parole del buon vecchio Clint Eastwood “chi vuole una garanzia, si compri un tostapane”.

In ogni caso, ci sarà da lottare duramente per convincere in così poco tempo gli italiani a seguirci su quella strada. Spero che nessuno degli uomini e delle donne che sono in questo auditorium si lascerà spaventare dalla battaglia. E se accadrà, nessun rimorso… Direbbe San Francesco: “cominciate col fare ciò che è necessario, poi ciò che è possibile, e alla fine vi scoprirete a fare l’impossibile.

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