Al popolo dei liberi e forti

By Redazione

dicembre 16, 2012 politica

Pubblichiamo integralmente il testo dell’intervento tenuto a “Italia Popolare” da Maurizio Sacconi presso il Teatro Olimpico di Roma.

Siamo qui oggi per ribadire quella identità che il Popolo della Libertà ha affermato con i propri comportamenti affinché costituisca patrimonio collettivo non reversibile e non negoziabile. Il nostro movimento ha saputo essere insieme laico e cristiano, liberale e solidale, popolare e riformista, superando con i fatti le vecchie antinomie politiche del secolo scorso. Sono questi caratteri forti a renderci soggetto credibile per la promozione della crescita demografica, economica, sociale, civile della nazione.

Tanto il declino e’ stato generato dalla perdita di senso delle cose nelle società opulente, quanto lo sviluppo può ripartire solo dalla rivalutazione dei principi depositati dalla tradizione in quanto utili a rigenerare vitalita’, responsabilità, solidarieta’, fiducia nel futuro. La crescita non si produrrà per decreto e tanto meno per decreto di spesa in disavanzo. La crescita potra’ essere solo l’effetto della mobilitazione dei molti che vogliono procreare, lavorare, intraprendere se incoraggiati da regole semplici e certe, da un prelievo fiscale equo e compatibile, da un contesto pubblico efficiente.

Non sempre siamo stati coerenti con questa elementare ricetta, nota come economia sociale di mercato, perché non sempre abbiamo saputo tagliare la spesa per tagliare le tasse, non sempre abbiamo saputo rinunciare ad una regola in più o tagliare una regola di troppo, non sempre abbiamo saputo garantire servizi efficienti. I nostri avversari rappresentano peraltro le tradizionali correnti culturali, sociali, istituzionali ostili all’impresa e al lavoro come privilegiano la difesa corporativa degli erogatori dei servizi pubblici rispetto a quella primaria degli utenti.

Noi dobbiamo opporre ad essi una ancor più decisa via liberale e solidale, ripristinando la legge Biagi, integrando scuola e lavoro, promuovendo la matematica come paradigma della buona fatica, rivalutando la formazione professionale ed il lavoro manuale, sollecitando la condivisione tra lavoratori e imprenditori nelle imprese, riducendo il peso fiscale sul lavoro attraverso la detassazione del salario di produttività e la riforma dell’Irap, ampliando la protezione sociale con forme complementari e sussidiarie deliberate da accordi aziendali.

A chi, in modo superficiale, propone il modello nordico della solitudine sostenuta dallo Stato, noi opponiamo il modello cristiano delle comunità sostenute dal calore relazionale di famiglie, associazioni, imprese. Offre di più, perché include, e costa di meno. Come nel 1948, come nel 1994, cosi nel 2013 l’Italia si troverà di fronte ad un bivio. Per prendere la direzione giusta sarà in fondo sufficiente unire nella dimensione politica quel popolo di liberi e forti che e’ già unito e maggioritario nella dimensione sociale. Noi siamo qui oggi per ribadire con la nostra identità la nostra volontà di incontro. Senza veti, senza pregiudizi, senza pretese. Se non quella di vincere un avversario che conta solo sui nostri egoismi. Lo possiamo fare, lo dobbiamo fare! W l’Italia popolare.

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