Centrodestra, due mesi per un Renzi

By Redazione

dicembre 9, 2012 politica

Berlusconi perderà le elezioni. Lo sa lui e lo sappiamo tutti.

Nei fatti, se per molti anni la sfida berlusconiana è stata quella di rappresentare una proposta di governo a vocazione maggioritaria, la sesta volta del Cavaliere rappresenta un’operazione per sua natura minoritaria, un ripiego in un ridotto difensivo dal quale difficilmente verrà qualcosa di buono – se non per quel gruppo di fedelissimi che saranno beneficiati dalla rielezione.

L’ex-premier crede probabilmente che, polarizzando il confronto per l’ennesima volta attorno alla sua figura ed alla più rodate parole d’ordine, potrà comunque innescare dinamiche di voto utile che gli consentano anche nella prossima legislatura di parlare a nome dell’Italia non di sinistra.

In realtà Silvio Berlusconi sottovaluta il livello di scollamento che si è creato con quel popolo del centro-destra, le cui pulsioni ha saputo interpretare per tanti anni, e che tende progressivamente ad aumentare nella misura in cui risalta l’inadeguatezza del leader del PDL a fronteggiare l’attuale situazione del paese, non solamente in termini di proposta politica, ma per certi versi persino di approccio mentale.

Non tutto il male, però, viene sempre per nuocere, in quanto è proprio dalla “rottura” del patto di sangue tra Berlusconi ed il suo naturale elettorato che può nascere la prospettiva di una rifondazione dello schieramento di centro-destra. Nei fatti, la ricandidatura d’autorità di Silvio potrebbe indurre l’effetto opposto rispetto al ricompattamento a suo sostegno di una parte dell’elettorato conservatore.  Potrebbe, semmai, convincere tanti a lanciare il cuore oltre l’ostacolo, verso una proposta politica distinta dal PDL berlusconiano.

In questo senso, si sta assistendo ad alcuni movimenti importanti che potrebbero condurre ad una nuova offerta rivolta a quella parte dell’elettorato che non si riconosce nella sinistra di Bersani. Da un lato, Oscar Giannino ed il gruppo di Fermare il Declino hanno confermato l’intenzione di essere presenti alle elezioni del 2013. Dall’altro, alcune personalità provenienti dal PDL, in primis Guido Crosetto e Giorgia Meloni, sembrano organizzare l’area politica di chi non pensa che un grande partito possa sottostare ad una gestione autocratica, che non prevede spazio alcuno di contendibilità e di dibattito.

Se il progetto di Giannino e quelli di Crosetto e della Meloni potessero incontrarsi, magari insieme ad una serie di altri soggetti come, ad esempio, FareItalia di Adolfo Urso, Sedizione Liberale di Marco Taradash e Zero Positivo di Piercamillo Falasca, potrebbe emergere alle prossime elezioni una nuova opzione politica liberalconservatrice, in grado potenzialmente di sospingere il PDL berlusconiano in una posizione marginale e residuale.

Naturalmente si dovrebbe individuare rapidamente un leader. Meglio se si riuscisse a farlo con delle primarie, ma se il tempo non lo consentisse ci si dovrebbe comunque impegnare in una roadmap vincolante che realizzi entro il 2013 piene condizioni di democrazia interna. In ogni caso il leader individuato – realisticamente Giannino, Crosetto o la Meloni – non dovrebbe ragionare da capo di un partitino, ma dovrebbe fare campagna da nuovo “leader del centro-destra”. A volte la Storia procede per strappi e quello che non sembra possibile per anni, magari può diventare realtà in due soli mesi.

Due mesi. E’ il tempo che abbiamo a disposizione per provare a costruire un “Renzi di centro-destra”, di fronte al quale il consenso residuo di Berlusconi potrebbe rapidamente collassare, fino al punto da invertire la dinamica di voto utile e far sì che sia la nuova lista liberale e conservatrice ad approdare, nella pubblica opinione, all’ideale ballottaggio con il centro-sinistra.

E’ una scommessa complicata, ma che può essere vinta a due condizioni. La prima è di non fare una “cosa alla Fini” – cioè di non ripetere l’errore fatale del Presidente della Camera, quello di mettersi a fare l’ultimo arrivato dell’antiberlusconismo, adottando argomentazioni e  stilemi propri dell’altra parte politica e ponendosi in definitiva fuori dal perimetro politico-culturale del centro-destra. La seconda è di non fare una “cosa alla Casini” – cioè di non costituire un soggetto che giochi  a stare in mezzo tra il PDL ed il PD, alla ricerca della posizione di rendita che la terzietà garantisce, in termini di visibilità e di potere contrattuale.

La nuova cosa ha senso se è dichiaratamente di centro-destra e se si pone come contraltare al centro-sinistra in un bipolarismo rinnovato. Insomma non deve fare campagna contro  Berlusconi; deve essere, invece, alternativa a Bersani, mentre il leader del PDL deve essere semplicemente ignorato e lasciato alla sua progressiva irrilevanza.

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