Primarie Italia Luoghi Comuni

By Redazione

novembre 26, 2012 politica

Piccolo album incompleto di luoghi comuni e frasi a effetto utilizzati senza parsimonia per commentare le primarie di centrosinistra.

Le primarie? Uno straordinario successo di partecipazione popolare. Eppure il numero dei votanti è stato di poco superiore alle consultazioni del 2009: 3.107.568 votanti contro i 3.102.709 della sfida Bersani-Franceschini. Un problema di partecipazione c’è e non può essere nascosto sotto il tappeto della propaganda. Nessun incremento significativo, nè tantomeno un boom di affluenza. Le cause? Dall’astensionismo all’insoddisfazione, passando per regole un poco macchinose, su cui in tanti fanno orecchie da mercante, che hanno scoraggiato alcuni avventori e sbarrato la strada ad altri, sedicenni in primis.

Nessuna irregolarità, è stato un voto sereno. E’ vero, le votazioni si sono svolte senza problemi, eccezion fatta per la ressa in qualche seggio. Emblematiche, a tal proposito, le due ore di fila affrontate da uno spazientito Matteo Renzi. Nella fase di scrutinio, però, qualcosa è andato storto: i dati hanno smesso di essere aggiornati a quota 3900 seggi circa su oltre 9.000. In ballo decine di migliaia di voti, città, regioni e percentuali. Il tutto oscurato e sospeso, nell’attesa di chiarimenti “ufficiosi”, giunti con notevole ritardo. Perché?

Ha stravinto Bersani. Il segretario si è imposto in 17 regioni italiane, ha superato il 50% in Campania, Calabria, Sicilia, Basilicata e Sardegna, ha tenuto le roccaforti del centro e sfondato nei capoluoghi. Bersani ha la fiducia della maggioranza del centrosinistra, anche se la sua vittoria deve fare i conti con un competitor che, senza appoggi della nomenclatura, sfiora il 40%. Cifra che, in un futuro prossimo, potrebbe partorire questioni politiche di un certo peso.

Renzi ha fatto il boom. Il sindaco di Firenze è indietro e sa che al ballottaggio sarà durissima colmare il gap che lo separa da Bersani. Perché i voti di Vendola sono pronti a confluire nel serbatoio del segretario, così come parte di quelli di Puppato e Tabacci. Il Matteo rottamatore ha trionfato in Toscana, Umbria e Marche, è andato benino in Emilia Romagna, ha attecchito al Nord per poi sprofondare nel Mezzogiorno d’Italia. Le carenze sono molte, il risultato importante. Parliamo di un outsider che in pochi, ai piani alti del Pd, hanno sostenuto o anche solo tollerato.

Il Pd è più forte grazie a queste primarie. La dichiarazione, recitata a memoria dai dirigenti democratici, è quantomeno discutibile. Il partito rischia una spaccatura netta, quasi bipolare. Da una parte il fronte bersaniano: vertici nazionali e ramificazioni locali, tanto apparato e ampie schiere di militanti. Dall’altra però, si ingrossano le fila della minoranza renziana che, al netto delle truppe cammellate, incarna, ad oggi, una fetta tutt’altro che marginale della torta democratica. Questa minoranza, peraltro non rappresentata dal gruppo dirigente del partito, evidenzia uno scollamento tra dirigenti e base di cui qualcuno dovrà occuparsi.

Segreti di Pulcinella o affermazioni buone per ogni occasione? Poco importa. Le primarie hanno dato una boccata d’ossigeno al centrosinistra e al paese. Checchè ne dica Grillo, nella veste del rosicone di turno, consultazioni del genere riaccendono una fiammella di entusiasmo tra i cittadini. Dai gazebo ai comitati, inglobando pure i toni trionfalistici e gli esercizi di retorica che abbiamo appena passato in rassegna. Ma si sa, a noi i luoghi comuni piacciono. E le mezze stagioni no, quelle non ci sono più.

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