Quei delusi in fuga da Berlusconi

By Redazione

novembre 25, 2012 politica

Il Pdl non smette di sorprendere, questo è certo. C’è attesa e le voci nel partito si moltiplicano senza un indirizzo preciso. Tante le macerie, una fetta di elettorato che dopo venti anni di fede berlusconiana ha preso le distanze dal partito. Si estraniano e si dichiarano pronti al non voto. Il meccanismo delle primarie di destra sembra un eterno punto interrogativo, anche quando le firme sono state già raccolte e consegnate.

I candidati che restano in gara sono sei: Angelino Alfano, Alessandro Cattaneo, Guido Crosetto, Giorgia Meloni, Michaela Biancofiore e Daniela Santanchè. Il problema di fondo riguarda però Silvio Berlusconi. Le voci che lo vedono vicino alla decisione di tornare in campo con il Popolo della Libertà o con una “Nuova Forza Italia” lasciano intendere che la vita delle primarie dipenda da lui. Sono gli stessi partecipanti che scommettono poco o nulla sulla vera riuscita della competizione. Se dovesse scendere in campo tutto potrebbe venire meno. Mani alzate e in ginocchio davanti al vecchio re.

Su diversi quotidiani e blog rimbalzano le ipotesi di accantonarle in nome di un nuovo miracolo del Cavaliere, che dovrebbe tornare portando a termine riforme e programmi per troppo tempo rimandati. E una domanda sorge spontanea: perché ora. A cosa servirebbe. Gli elettori delusi quanto saranno disposti a credergli ancora una volta. Dal predellino in poi, sorvolando sugli anni di precedenti, Berlusconi ha monopolizzato il suo partito, scelto facce e firmato programmi.

Ma intervistato da Maurizio Belpietro, dichiara che il Pdl è da rifare, che bisogna cambiare. Parla di rivoluzione liberale fallita in buona fede, per motivi indipendenti dai suoi governi. Istituzioni, processi decisionali obsoleti, necessità di riforme costituzionali sono prove che pesano inevitabilmente a suo favore. Tuttavia errori sono stati commessi anche da lui. E le speranze di vincere le prossime elezioni restano poche. Da destra a sinistra molti si chiedono se la vera arma per riconquistare il popolo della destra sia semplicemente il suo ritorno.

Alfano è combattuto, indeciso se azzerare tutto come molti consigliano, o rinunciare seguendo Berlusconi qualora decidesse di candidarsi di nuovo. È intorno a lui che cresce l’attesa di parole chiare, di prese di distanza o segni di sottomissione. Per ora tutto sembra procede a rilento, forse in attesa delle parole decisive del Cavaliere. Cosa accadrebbe se il Cav annunciasse la nascita di un nuovo partito: quanti elementi a suo favore, quanto appeal per l’elettorato.

I delusi vogliono davvero di nuovo lui in pista? La strategia riscontra i plausi di parte della stampa di centrodestra, parlano di intuizione che potrebbe salvare il paese da altri cinque anni di governo tecnico. Un vertice a villa San Martino ha riunito tra gli altri Denis Verdini e la sondaggista Ghisleri. I numeri presentati mostrano che da sola, la nuova formazione otterrebbe intorno al 15%. Ma ci si chiede tra quali elettori si andrebbe a pescare voti. Svuotare un partito per crearne uno nuovo che riprodurrebbe le sembianze dell’altro avrebbe poco senso. Nessuna concreta novità.

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