L’assalto fallito

By Redazione

novembre 25, 2012 politica

Per un mese abbondante la campagna di Matteo Renzi si è concentrata su una parolina magica: affluenza. Con un turnout molto alto, infatti, le possibilità di vittoria del sindaco di Firenze sarebbero cresciute a dismisura. I sondaggisti su questo si sono dimostrati unanimi. Per Emg con un’affluenza attorno ai quattro milioni di elettori, Renzi si sarebbe imposto con 8 punti di vantaggio sul segretario uscente mentre in caso di turnout più contenuto (2 milioni) Bersani sarebbe stato in vantaggio di soli due punti percentuali. Meno ottimista per il sindaco di Firenze Ispo che vedeva Bersani oscillare tra un +8 in caso di bassa affluenza e un +3 in caso di file massicce ai seggi. Sono dati su cui Renzi ha basato larga parte del suo sforzo organizzativo e sono numeri che, con ogni evidenza, erano sbagliati.

Pierluigi Bersani è il vero vincitore di questo primo turno e la sua affermazione è piuttosto netta: c’è stata un’affluenza altissima e si è garantito un margine di vantaggio consistente, vicino per ora agli otto punti,portandosi a casa la botte piena e la moglie ubriaca. Matteo Renzi ha ottenuto un risultato di tutto rispetto ma, al netto del doveroso spin di queste ore, ha mancato clamorosamente la sua occasione. Un’affluenza contenuta gli avrebbe garantito l’alibi della mancata partecipazione ma questi numeri lo condannano all’evidenza di una minoranza strutturale all’interno del centrosinistra.

Se si esclude Tabacci, sostanzialmente irrilevante e comunque orientato verso Bersani, gli altri candidati hanno dimostrato tutti una viscerale antipatia per  il sindaco di Firenze. Il suo tentativo di polarizzazione di una posizione innovativa all’interno del blocco progressista è riuscita soltanto a metà e con risultati che non possono lasciare soddisfatti gli organizzatori della Leopolda. Renzi ha suscitato entusiasmo lungo tutto lo stivale, ha riempito teatri e pagine di giornali, ha inondato i social network di messaggi molto popolari, eppure rappresenta solo un terzo del centrosinistra italiano. Gli altri due terzi gli sono profondamente ostili, immaginano un partito completamente diverso da quello che ha in mente e, in alcuni casi, sarebbero pronti allo strappo pur di non riconoscergli una leadership legittimata.

L’OPA renziana sul Pd è fallita, l’asse del partito rimane stabilmente orientata a sinistra piuttosto che al centro e la foto di Vasto potrebbe rapidamente tornare d’attualità. Una buona notizia per Renzi, però, c’è: adesso sappiamo qual è la sua consistenza reale e il 36% è comunque un punto di partenza da cui costruire una leadership futura. Il doppio turno contro cui si era scagliato qualche mese fa salva la forma e gli permette ulteriori sette giorni di campagna elettorale. Si fosse votato come voleva lui, con turno secco e questa enfasi sull’affluenza, oggi il sindaco di Firenze sarebbe un fenomeno archiviato. Per sua fortuna è andata diversamente da come chiedeva e così, tra mille difficoltà, il maratoneta può ricominciare a correre. 

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