Con un sindacato come questo

By Redazione

novembre 22, 2012 politica

Male non farà, bene non si sa. L’accordo sulla produttività firmato ieri dalle parti sociali (tutte, esclusa la Cgil) è tutto meno che uno strumento rivoluzionario. Tutt’altro: è un testo semplice, in cui le “considerazioni introduttive” dicono e spiegano molto ma molto di più di quanto poi disponga l’accordo.

Eppure, nonostante i fondamentali del nostro mercato del lavoro siano ancora lì, nella loro cronica anti-storicità, il principale sindacato italiano ha sentito il dovere di sfilarsi e di cavalcare una battaglia che definire suicida è poco.

La Cgil di Susanna Camusso riesce ad essere a tratti persino peggiore di quella, francamente inguardabile, di Sergio Cofferati. L’idea che un governo tecnico e l’uscita di scena di Silvio Berlusconi potesse garantire un sindacato con più miti consigli è svanita molto rapidamente. Il primo sindacato italiano per iscritti e diffusione della sua rappresentanza rimane una vera e propria palla al piede del nostro sistema economico e politico.

Non è solo al tavolo delle parti sociali, infatti, che la Cgil gioca un ruolo decisivo. Le primarie del Pd che si celebreranno domenica prossima risentiranno, poco o tanto ce lo dirà l’affluenza, anche dell’influsso del blocco di consensi che Camusso si porta in dote. Un numero di voti che alle elezioni politiche finisce inesorabilmente nella casella sinistra della scheda ma che in primarie aperte come queste potrebbe scompaginare lo scenario. Ad esserne penalizzato, come è ovvio,  sarà Matteo Renzi.

Il sindaco di Firenze è stato l’unico tra i candidati alle primarie del centrosinistra ad aver avuto il coraggio di dire come stanno realmente le cose e ad aver negato alla Cgil quel potere di veto che tutti gli altri invece le riconoscono.

Perderà, ovviamente. E questo centrosinistra sarà la solita aggregazione anti-riformista a trazione Camusso. Con questo sindacato non vinceranno mai.

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