Cosa è successo tra il Cav e Alfano

By Redazione

novembre 20, 2012 politica

Pietro Salvatori Quando è arrivato a Roma in tarda mattinata Silvio Berlusconi covava già intenzioni bellicose. «Queste primarie non s’hanno da fare» è sempre stato il suo pensiero sull’argomento. Rinforzato dalla ridda di candidati improbabili che sono emersi nelle ultime settimane. Un pensiero con il quale è arrivato alla riunione con Angelino Alfano. Un summit funzionale a sciogliere il nodo politico fondamentale prima dell’incontro con il gotha del partito per mettere a punto le regole che dovrebbe avere luogo oggi alle 14.00. Il Cavaliere ha manifestato tutte le sue perplessità al segretario, arrivando ad utilizzare parole anche dure sul pervicace convincimento dell’ex Guardasigilli. Uno scontro che si è protratto per diverse ore nel corso del pomeriggio, e che ha messo a dura prova la pazienza di Alfano. Al punto da farlo sbottare. «Non solo non sostieni le primarie – sarebbe il sunto di quel che ha detto – ma lanci candidature per indebolirmi». Se quello del segretario è stato solo uno sfogo, d’altra parte offre il polso del clima di fuoco che si è respirato a Palazzo Grazioli.

I cui echi sono rimbalzati a vertice ancora in corso, con Altero Matteoli che, a difesa del segretario, commentava laconico: «Quel Samorì è da mettere alla porta». Per un attimo il tavolo sembrava dover saltare. Ma alla fine Alfano ha convinto il Cav che un annullamento dei gazebo in questa fase avrebbe comportato la ridicolizzazione del partito. L’intesa con la quale sono usciti dalla residenza romana del Cavaliere consiste in due semplici punti: sì alla celebrazione delle primarie, no ad un calendario spalmato su più date. Così come conferma lo scarno comunicato serale del segretario. Che ha convocato per oggi il partito allo scopo di decidere «la data» nella quale allestire i gazebo. Che con tutta probabilità sarà quella del 13 gennaio.

Ma la partita rimane ancora aperta. Alfano si confronterà domani con un partito che avrà incamerato il sì a denti stretti di Berlusconi, ma che saprà anche del permanere delle fortissime perplessità del Cavaliere. Difficilmente usciranno sorprese: i colonnelli hanno stretto da tempo un patto di ferro con il segretario, e non hanno alcuna intenzione di sconfessarne l’operato. Ma il “fattore B” e il suo potere di moral suasion potrebbero costituire una variabile imprevedibile. Al netto dell’esegesi berlusconiana, la strada per le primarie del Popolo della libertà dovrebbe essere stata definitivamente tracciata. Un fatto nuovo per il centrodestra italiano, che rappresenta una vittoria a metà per Alfano. Il segretario è riuscito a non far saltare un’iniziativa sulla quale ha investito gran parte della sua credibilità politica, nel tentativo di risollevare il Pdl dai sondaggi che lo danno in caduta libera. Ma non ha convinto Berlusconi della bontà della propria iniziativa. Un fattore oggi aggirabile, ma che nel medio (o forse anche breve) periodo potrebbe costituire un serio handicap per le sue strategie.

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