Comunque Complimenti

By Redazione

novembre 12, 2012 politica

Se qualcuno avesse dei dubbi su chi ha vinto il dibattito di ieri sera, si guardi i giornali, i telegiornali e i siti internet oggi. Il dubbio gli sarà certamente rimasto ma una certezza rimane: ha vinto il centrosinistra.

Quelli bravi lo chiamano “agenda setting”, quelli che vivono a Udine si accontentano di un più immaginifico “occupazione degli spazi”. Le primarie del Pd, e tutto ciò che ne consegue, hanno il potere taumaturgico di far sembrare importante quel che importante non sarebbe. E’ chiaro che stiamo parlando del nulla. Si corre per essere candidati alla Presidenza del Consiglio in un paese in cui non esiste la candidatura a Presidente del Consiglio e il fatto che si parli di una cosa che non esiste ormai da alcuni mesi è semplicemente geniale.

Questa genialità dimostra che le primarie servono. A creare dibattito, a dettare i ritmi della contesa politica, a rinnovare. Renzi, Vendola, Puppato e Tabacci sono tutti, per motivi diversi, degni sfidanti di Pierluigi Bersani. Renzi e Vendola sono per il centrosinistra quello che Formigoni e Alemanno potrebbero essere per il centrodestra, un sindaco importante e un governatore molto in vista. Comunque finisca questa corsa il candidato ad un posto che non c’è uscirà rafforzato perché legittimato da una corsa vera.

Il Pdl, finalmente, ha scelto di provarci e di misurare il consenso di chi aspira a guidare il centrodestra attraverso consultazioni aperte a iscritti ed elettori. Dico l’ovvio ma lo dico: è l’ultima possibilità che questo partito ha per rilanciarsi. E non c’entra l’affluenza, la percentuale con cui Alfano vincerà, le regioni in cui prevarrà Tizio e quelle in cui prevarrà Caio. Non è proprio questo il tema. 

La questione è più sottile e insieme più strategica: con l’indizione delle primarie si stabilisce un metodo con cui scegliersi una leadership. Ed è un metodo democratico, che supera per sempre l’idea che un partito sia proprietà di gruppi dirigenti destinati a vivere solo per garantirsi la permanenza al potere. 

Il Partito Democratico ha ormai fatto delle primarie un tratto distintivo del suo dna, il Pdl ci è arrivato attraverso un percorso più lungo. E’ simbolico che a promuovere elezioni di questo tipo siano i due principali partiti italiani, è una fiammella accesa per un bipartitismo (o bipolarismo) serio, ispirato all’alternanza anglosassone che tanto ci piace e pensato per durare nel tempo. Per questo è interesse di tutti che le primarie funzionino, quelle del Pd come quelle del Pdl. 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *