Le pagelle del dibattito

By Redazione

novembre 11, 2012 politica

Difficile dare le pagelle a questo primo dibattito tra i candidati premier del centrosinistra. Dibattito scialbo e non ci sono paragoni del passato con cui misurarsi. Comunque il tentativo va apprezzato e va riconosciuto che è stato un sostanziale pareggio. Bersani ha tenuto, Renzi è apparso brillante, Vendola doveva parlare ai suoi, Tabacci piccola sorpresa, Puppato piccola delusione. Andiamo con i voti.

BERSANI – 7. Appare il più convincente, era quello che aveva di più da perdere da questo confronto e invece ne esce abbastanza bene. Pacato, serio, bonario come sa essere un segretario emiliano di un partito emiliano-centrico. Il claim “non chiedo di piacervi” è efficace e sobrio, perfettamente in linea con il personaggio. Chiama tutti per nome, tranne Tabacci, e gestisce il dibattito da segretario. Segna il tempo, accelera quando ritiene giusto farlo, frena quando sente che la situazione gli sfugge. Distribuisce pacche sulle spalle a Matteo, Nichi e Laura e così li annienta. 

RENZI – 6,5. Bravo è bravo. Però non riesce ad andare oltre lo slogan e quindi non riesce a sfondare. Il format con risposte corte e per punti lo avvantaggia molto ma lui pare non approfittarne. E’ l’unico che comunque dà una notizia sbattendo la porta in faccia a Pierferdinando Casini e dicendogli chiaramente che per lui non c’è posto. Efficacissimo anche se scomposto l’intervento su Marchionne. Quando gli chiedono di dire qualcosa di centrosinistra dice di essere “un ragazzo fortunato”. Il suo closing speech è un collage di frasi già sentite alle sue convention e lascia l’amaro in bocca in un misto di dejà-vu e “vorrei, ma non posso”. 

TABACCI – 6. Voleva apparire competente. C’è riuscito perfettamente. Non è simpatico, non aspira ad esserlo, anche se cerca di darsi un tono gesticolando in continuazione ma non ha il “physique du role”. Su matrimoni e adozioni gay tiene una posizione democristianissima ben sapendo che non gioverà in ottica di consenso alle primarie. Su Economia e Lavoro sembra essere quello più preparato, sulla difesa della Casta scivola rovinosamente e non si rialza più. Appare un dinosauro, ma non dev’essere quello di cui parlava Berlusconi. 

VENDOLA – 5,5. Insufficiente perché troppo sé stesso. Parla essenzialmente al suo elettorato e ricalca perfettamente tutti i tic dell’imitazione di Checco Zalone. Cerca il pathos dove non dovrebbe e quando gli chiedono un’opinione sui gay e potrebbe raccontare qualcosa di personale, scade nel banale. Alla fine non sfugge alla malattia cronica del centrosinsitra e va sull’usato sicuro, attaccando Berlusconi e sperando così di poter guadagnare consensi nell’ala più radicale dell’elettorato. Il sorteggio lo piazza tra Bersani e Renzi e lui non si sottrae: chiacchiera con tutti ma appena gli chiedono di scegliere dice “non ci riesco”.

PUPPATO – 5. La peggiore del lotto. Non regge a questo livello e pare un pesce fuor d’acqua. Punta tutto su green economy e quote rosa ma non riesce a farsi ricordare per una sola frase efficace. Confonde Padoa Schioppa con Brunetta e quando gli chiedono della riforma del lavoro risponde sulle pensioni. E’ certamente alla prima esperienza su schermi così importanti e forse l’emozione la blocca un po’. Ma è comunque parsa poca cosa rispetto agli altri quattro e non ha certo sfruttato l’occasione nel modo migliore. 

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