Il fisco contro Mario Rossi

By Michele Di Lollo

novembre 7, 2012 politica

Carlo Maggi, segni particolari: perfetto sconosciuto. L’ufficio ricorsi amministrativi del distretto di Terni, provincia in cui risiede, gli invia una lettera in cui gli richiede un risarcimento per un errore non commesso. Allegano un bollettino prestampato e nient’altro, nessuna spiegazione, nessun dettaglio. L’Inps dal 2002 al 2004 ha versato a Bruno Maggi, suo padre, una quota superiore della pensione. Qualche euro in più ogni mese per almeno due anni. La cifra non è altissima in termini assoluti: circa 900 euro. Il problema nasce nel momento in cui si scopre che questi soldi vanno restituiti. Il signor Maggi è deceduto nel 2005, così come sua moglie. Entra così in gioco il figlio erede della “fortuna” mai incassata. Un sacrifico ingiustificato.

Evasori o no la classe media italiana sta collassando. E situazioni imbarazzanti come questa lo dimostrano. Il governo tecnico insiste nel perseguitare i cittadini comuni, ignorando gli evasori in grande stile. Il lavoro nero, l’economia sommersa sono una piaga per la nostra economia, ma fino a quando le tasse strozzeranno il paese, non sarà possibile lamentarsi se a prevalere sarà l’istinto di sopravvivenza. L’italiano, se potrà, continuerà a non pagare. Non è la difesa del furbetto del quartiere questa, ma poche parole spese a favore del cittadino comune braccato dalla guerra che gli muove questo esecutivo. Contro un regime persecutorio nel quale la privacy è solo l’inizio.

Monti, Befera e gli altri hanno per ora fatto tanto rumore e introdotto misure che solo a partire dal 2013 mostreranno tutta la propria forza distruttiva. Redditest, redditometro, spesometro, anagrafe dei conti correnti, obbligo di comunicazione dei movimenti bancari. Morte del segreto bancario: pieno accesso al denaro entrato e uscito da ogni singolo conto. In generale, molti di questi strumenti sono stati varati già da qualche tempo, ma saranno operativi solo dal prossimo gennaio. Queste sono le armi montiane contro l’evasione. Un’offensiva in nome delle finanze pubbliche, giustificata dal nero evasore e che rischia di spezzare le gambe a quell’universo di piccoli e medi imprenditori, commercianti che già faticano ad andare avanti.

Il lavoro sommerso pesa sul nostro Pil intorno al 20-25%, quasi il doppio rispetto ai nostri vicini francesi. E questo è un problema. Ammonta circa a 300 miliardi di euro l’anno. Negli ultimi 12 mesi gli uomini dell’Agenzia delle entrate hanno scovato dodici miliardi, ma il prezzo da pagare sono decine di casi simili a quello citato, oltre che a tutto un panorama tecnico che strizza le tasche dei contribuenti. Tasse, ancora tasse e ancora controlli, sempre più invasivi, sempre più efficienti. La ratio, secondo l’esecutivo, è scoraggiare chi evade e fare paura ai contribuenti che pensano di farlo nel futuro. Pretendere di scoprire un illecito prima che venga commesso. La ripresa del nostro paese, dicono passi anche da qui. Dal bar, dalle Cortina di turno, dalla caccia casa per casa. Nessuno è al sicuro, soprattutto chi è già a terra.

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