La politica della YouTube generation

By Redazione

novembre 4, 2012 politica

Debate Highlights Songified!

Patriot Game

Chi ha letto Paul Virilio (“La bomba informatica”, 1998) ricorderà che per l’architetto-filosofo francese gli Stati Uniti sono più italiani che olandesi, spagnoli… e addirittura più italiani che WASP. E’ l’Italia il laboratorio politico mondiale, la nazione in cui un tycoon della televisione commerciale è diventato premier, il Paese in cui un comico è diventato politologo e leader del (quasi) primo partito. Come Reagan, più di Reagan, peggio di Reagan. 

Da noi la politica trasuda ovunque nella stampa e della televisione. Alzi la mano chi sopporta ancora le inesauribili, pallosissime cronache dei partiti sui Tg, il Rio delle Amazzoni della moralizzazione, le promesse dei candidati alla guida del Paese. I “Peisafumme” in un borgo della provincia ligure erano una famiglia di commercianti, così definiti per l’uso disinvolto della bilancia. Oggi anche in America Romney e Obama -a differenza di quattro anni fa- sembrano entrambi dei “pesafumo”.

Forse per questo motivo si diffonde tra i giovani americani la moda del détournement situazionista dei famosi dibattiti presidenziali, dei fumosi comizi dei leader. Come si fa? Si prendono i filmati dei candidati e li si “songifica”, cioè li si canzona: la traduzione italiana rende perfettamente la componente ironica della trasformazione in videoclip di un dibattito. Vi sono tanti modi di interpretare la realtà, di alterarne i contenuti, la velocità, il tono, ed estrapolarne elementi per ricomporre una conoscenza e un messaggio che possano viaggiare come pionieri nel mondo via computer.

E quando ciò accade in forma artistica, è bene ricordare la funzione del teatro comico (e persino dell’avanspettacolo) come strumento di azione civica per criticare la classe dirigente, cosa non sempre consentita dalla casta al potere. Negli ultimi 50 anni in Italia, dopo Alighiero Noschese, Celentano, Dario Fo, Grillo e Benigni (per citarne alcuni), siamo arrivati a una sintesi perfetta tra satira e politica. Grillo è insieme il politico e il critico della politica. Barack Obama quattro anni fa aveva vinto le presidenziali con una campagna seriosa e basata sui contenuti, diffusa sulla piattaforma digitale. Ma oggi quei contenuti sono in parte stati sommersi dalla crisi e dalla crescita spaventosa del debito pubblico. E Obama oggi è songified lui stesso. Come Romney.

I teatranti digitali individuano diversi soggetti da “canzonare”, e l’America diventa come Roma: “E’ tutto un magna magna”. Del resto il nome America, scriveva Virilio, deriva da Amerigo Vespucci, coevo di Colombo e compatriota di Leon Battista Alberti, che ha iniziato l’Occidente alla visione prospettica, alla finzione più reale del reale, alla duplicazione digitale della realtà. Italia e America sono entrambe terra di pionieri, del “pathfinder”, di colui che porta il corpo là dove si è posato il suo sguardo. L’occhio ci domina, e ci inganna.

Siamo americani, siamo italiani. Appare evidente che il denominatore di molti dei cambiamenti di questi anni sia proprio il media digitale, ovvero quello strumento tanto funzionale alla cosi detta democrazia (e informazione) partecipata quanto soggetto al rischio di divulgare messaggi e notizie funzionali alla corporatocrazia (il nemico delle culture web derivate dalla ex sinistra socialista) e alla burocrazia (nemico delle culture web di ascendenza liberalconservatrice, in inglese col lemma ironico bureaucraZy).

Ecco perché in una società poco abituata al confronto politico e ancora meno stimolata all’esercizio del voto, ha preso piede una nuova forma di micro drammaturgia musicale, dopo il rap e la videomusica. Alla base c’è un diverso rapporto con la manualità e la produzione di idee, legate alla produzione e distribuzione di conoscenza via computer o smartphone. Sono le cosi dette applications che seguono questo cambiamento e in alcuni casi lo dirigono. Così un discorso diventa un comizio da onorevole La Trippa. Ma oggi non serve più un regista di fama, una produzione a Cinecittà, un Totò.

Le promesse diventano canzone, la rapina di denaro pubblico diventa rap. Come un tentativo di autocoscienza collettiva nella quale utente ed editore sono quasi lo stesso soggetto moltiplicato per n volte. Una profezia ironica come quella di Antonio Totò La Trippa, che dice la verità ai suoi concittadini, cioè che lui racconta bugie. Basta guardare gli esempi qui riportati per rendersi conto di quanto i post Nerd gestiscano le tecnologie per sintetizzare e deviare un messaggio preciso. Aspettiamo che l’onda arrivi in Italia per capire come risponderà la nostra sottocultura web nel corso della campagna elettorale, anche se Totò aveva anticipato tutti, anche gli americani, anche Grillo.

Ma per gli yankees non si tratta di satira distruttiva italian style (Sindrome nazionale: cercare sempre il colpevole e mai la soluzione!). Si veda questo video in favore del Congress man John Lewis in gangnam style (canzone del coreano Psy, il cui video è stato visto oltre 640 milioni di volte su Youtube).

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