Rauti: il vero fasciocomunista

By Michele Di Lollo

novembre 1, 2012 politica

Nascere fascista e morire fascista. Fascista di sinistra. Pino Rauti muore all’età di 86 anni dopo aver vissuto e in buona parte scritto la storia repubblicana della destra italiana. Dalla nascita del Movimento Sociale Italiano a quella della Fiamma Tricolore passano 46 anni e un’intera stagione politica. Anni difficili, in cui l’instabilità e il terrorismo scandiscono gli eventi. Lui rappresenta il volto del fascismo che non vuole sentir parlare di tempo che passa, restando immischiato più di qualche volta in affari non troppo limpidi. Se Giorgio Almirante fa il politico e parla bene, Rauti preferisce l’azione.

All’inizio degli anni ’50 contribuisce alla diffusione del Far (Fasci di Azione Rivoluzionaria) e si circonda delle frange germanico esoteriche che costituiscono l’ala sinistra del partito. Risalgono a quel tempo le prime indagini sui suoi affari: dopo gli attentati al ministero degli Esteri e dell’ambasciata statunitense viene arrestato insieme ad altri militanti legati dal credo evoliano. Anche il filosofo Julius Evola sarà arrestato. Rauti al termine del processo viene prosciolto, mentre ad altri va peggio. Finisce così l’avventura del Far. Sarà incriminato ancora negli anni ’70, nel 1972 per l’esattezza, quando il giudice Stiz di Treviso esegue un mandato di cattura contro di lui per altri attentati e per quella che passerà alla storia come la Strage di piazza Fontana. Viene condannato, poi prosciolto. Si sospetta che faccia parte di un’organizzazione eversiva che partecipa alla rivoluzione dei garofani in Portogallo, l’Aginter Press, ma non arriverà mai alcuna conferma a riguardo. Verrà inquisito altre volte, rinviato a giudizio e puntualmente assolto.

Dire che sia uno dei volti sporchi della prima repubblica potrebbe essere troppo ma, tornando indietro, nel 1954 partecipa alla creazione di Ordine Nuovo, il centro studi che nei decenni successivi rivendicherà diversi attentati a cui Rauti si dichiarerà sempre estraneo e che arriverà ad avere circa 3mila iscritti. Il movimento resta fino al ’56 dentro l’Msi, per poi rientrarvi solo nel 1969. Tredici anni dopo, con Giorgio Almirante segretario.

Il 1990, oltre a segnare l’anno dei mondiali di calcio, rappresenta il momento in cui Rauti conquista la guida del partito. Al congresso di Rimini si coalizza con Domenico Mennitti e batte l’avversario Gianfranco Fini. Il suo piano è sfondare a sinistra. In sostanza vuole prendere i voti dei comunisti, ma non ci riesce. L’emorragia di voti dopo la morte di Almirante non si arresta e la sconfitta alle amministrative e alle regionali in Sicilia dell’anno successivo segnano la discesa: il Comitato centrale del partito lo destituisce, eleggendo Fini. L’ultimo atto politico davvero importante ruota intorno ad un altro congresso. A Fiuggi nel 1995, Fini e i suoi colonnelli battezzano la nascita di An. Rauti si oppone strenuamente alla fine del Movimento Sociale e fonda la Fiamma Tricolore. Tutto il suo credo sopravvive in quel simbolo.

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