Il Cav condannato fuori dalla politica

By Michele Di Lollo

ottobre 25, 2012 politica

Sono passati appena due giorni da quando Silvio Berlusconi ha annunciato il suo ritiro. Oggi la condanna: quattro anni di reclusione per frode fiscale nell’ambito del processo sui diritti tv di Mediaset. La pena prevede l’interdizione dai pubblici uffici per tre anni, anche se la misura non sarà immediatamente eseguita. Si tratta di una sentenza emessa in primo grado. Insieme al cavaliere, i giudici condannano Frank Agrama. Tre anni per l’uomo di origine egiziana che, secondo l’accusa, fu socio occulto del presidente. I magistrati hanno disposto un versamento provvisionale di 10 milioni di euro da parte degli imputati condannati.

Candidarsi sospettando un giudizio simile non avrebbe avuto alcun senso e a questo punto, si può dire che le possibilità di successo sarebbero state praticamente nulle per il centrodestra. Quanto accaduto oggi, tuttavia, non cambia nulla. Le carte sul tavolo della politica restano le stesse. Le primarie nel Pdl si faranno e la scelta di lasciare, ponderata o meno, risulta ora ancora più saggia. Non è dato sapere se le persone vicine al Cavaliere abbiano consigliato o meno il ritiro in vista della batosta giudiziaria o se invece quanto affermato lo scorso 24 ottobre sia stata l’eredità, sincera di un protagonista assoluto della politica italiana. Alfano in una nota difende il presidente del Pdl, dichiarando che quanto avvenuto non è altro che «l’ennesima prova di un accanimento giudiziario nei confronti di Berlusconi». Per il segretario del Pdl la condanna è inaspettata, incomprensibile. E confida nei prossimi gradi di giudizio.

Antonio Di Pietro sembra non aspettare altro dalla vita e dal pulpito dell’Idv fa notare come tutti i nodi prima o poi vengano al pettine. «Nonostante tutte le leggi ad personam che si è fatto e nonostante la continua delegittimazione della magistratura, la verità è venuta fuori». Intanto, Bersani prende la palla balzo per sfruttare gli ultimi bonus di antiberlusconismo rimasti da giocare. «L’Italia – sostiene il segretario Pd – è impegnata a sopportare scelte difficili come prezzo di impegni non mantenuti, di riforme rimandate e della perdita di credibilità nei confronti degli elettori».

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