Berlusconi lascia, ora primarie

By Redazione

ottobre 23, 2012 politica

Un fuoriclasse sa quando fare un passo indietro. È notizia di una manciata di minuti la decisione di Silvio Berlusconi di rinunciare a correre come candidato per la premiership alle prossime elezioni politiche. In una nota fa sapere che «per amore dell’Italia si possono fare pazzie e cose sagge. Diciotto anni fa sono entrato in campo, una follia non priva di saggezza: ora preferisco fare un passo indietro per le stesse ragioni d’amore che mi spinsero a muovermi allora». Non si ricandiderà, anche se promette di restare al fianco dei giovani del suo schieramento.

Di gol il cavaliere ne ha fatti molti e riconosce che sia giunto il momento di sostenere chi la rete ancora deve dominarla. «Ho ancora buoni muscoli e un po’ di testa, ma quel che mi spetta è dare consigli, offrire memoria, raccontare e giudicare senza intrusività». Apre definitivamente alle primarie, annunciando che entro dicembre sarà noto chi giocherà in questa campagna elettorale con la maglia numero 10 al suo posto. «Sceglieremo chi sarà il mio successore il 16 dicembre con le primarie, dopo una competizione serena e libera tra personalità e idee diverse ma saldate da valori comuni».

Lo hanno chiamato populista, antipolitico della prima ora, ma ha svegliato nel bene o nel male la politica degli ultimi anni. «Abbiamo costruito un’Italia in cui non si regna per virtù lobbistica e mediatica o per aver vinto un concorso in magistratura o nella pubblica amministrazione. Questa riforma ci ha fatto uscire da uno stato di sudditanza alla politica dei partiti e delle nomenclature immutabili e ha creato le premesse per una nuova fiducia nella Repubblica».

È consapevole dei limiti dei suoi governi. «Ho realizzato la riforma delle riforme accendendo gli animi e rendendo viva, palpitante ed emozionante la partecipazione alla vita pubblica dei cittadini». Con Berlusconi non finisce nulla e lui stesso dichiara che lo sforzo riformatore iniziato nel novantaquattro «è in serio pericolo». Come diciotto anni fa, «una coalizione di sinistra vuole tornare indietro alle logiche di centralizzazione» portando in trionfo battaglie che sembravano ormai chiuse. Il Popolo delle Libertà raccoglie questa eredità e quid o non quid Alfano è segretario di un partito che vive. Dice Berlusconi: «una generazione di giovani riproduca il miracolo del 1994». E noi aggiungiamo: che lo porti fino in fondo.

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