Choosy Elsa e il lavoro giovanile

By Redazione

ottobre 21, 2012 politica

La signora Elsa Fornero è una donna riflessiva e anche sensibile, tanto da non riuscire a nascondere la lacrime in conferenza stampa. E’ austera e sobria: ha fatto sapere che a Roma abita in una stanza per un affitto da 600 euro al mese. Ha speso una vita accademica a studiare una materia delicata come il lavoro e il presidente del Consiglio Mario Monti l’ha allora incaricata di guidare il ministero che regola tale settore. La scorsa estate ha steso e fatto approvare una legge che intende riformarne il mercato che, a detta sua, dovrebbe essere “inclusivo e dinamico”, fissando paletti e introducendo ulteriori regolamentazioni. Lunedì ha preso quindi parola di fronte all’assemblea di Assolombarda e ha aperto il vocabolario d’inglese alla lettere “c” e sentenziato che i giovani italiani non possono permettersi di essere choosy, schizzinosi, in un momento difficile come quello posto dalla crisi economica.

“Bisogna entrare subito nel mercato del lavoro”, ha suggerito la Fornero, senza essere appunto choosy: piuttosto è meglio “prendere la prima offerta di lavoro e poi vedere da dentro e non aspettare il posto ideale”. Il ragionamento non farebbe una grinza, ma richiedere prima calma e in secondo luogo l’opportunità, vale a dire l’opportunità di trovare un posto di lavoro, perché la signora Elsa non può far finta di nulla, non può chiudere entrambi gli occhi di fronte al fatto che occorra sì gettarsi il più presto possibile nel mondo del lavoro, ma al contempo occorre che in giro ci sia lavoro da proporre e che se è logico non pretendere sin dall’inizio ad un posto ideale, è altrettanto logico che ci sia una offerta che almeno in parte coincida con le caratteristiche professionali di chi spedisce curriculum e attende invano delle risposte. Ovvio, la botta di culo e la raccomandazione farebbero definitivamente la differenza.

Esistono tante questioni, davvero tante. Ad esempio, sarebbe ora di rivedere profondamente l’offerta formativa delle strutture scolastiche di quegli istituti che puntano a diplomare ragazzi e ragazze con abilità e competenze tecniche e professionali per sopperire alla richiesta di impieghi artigianali e manuali. Ci sono gli stage, ma se l’allievo da stagista costa poco, da lavoratore costa un’enormità. E questo è un esempio.

Eccone un secondo: per quanto si possa discuterne a lungo e per quanto la socialdemocratica Elsa Fornero pretenda di dare direttive dall’alto della sua posizione governativa, il primo passo da compiere è all’interno delle famiglie e nella testa delle future generazioni. Lo studio è un diritto, ma il diritto non è gratuito. Lo studio è un diritto e chi non ha voglia di studiare ha il dovere di fare i conti con la propria coscienza e di levarsi dalla testa di rimanere a carico di mamma e papà, zii e nonni, società e merito. L’esercito di studenti che invade superiori e università non è uniforme: ci sono quelli più in gamba, quelli che semplicemente non lo sono e non è una mera questione di numeri e media dei voti, ma di approccio e di volontà, di intelligenza e di intraprendenza. Se per rendere ancor più chiaramente l’idea occorre provocare, allora sia: per i palati fini si tratterà di razzismo, per quelli meno choosy è semplicemente un dato di fatto.

Il luogo comune per cui i mungitori sparsi per le stalle d’Italia o i panettieri tra i fornai delle città siano in larga parte immigrati, è vero fino ad un certo punto. Lo confermano i dati, ma non bastano per confezionare il solito servizio giornalistico utile a lanciare l’allarme sui mestieri che stanno scomparendo dal panorama italiano. Sono le meccaniche culturali ad incidere e a metterle in moto sono da una parte l’educazione che viene impartita ai giovani, dall’altra la propaganda installata in anni e anni di politica economica e sociale con la pretesa che tutti i partecipanti alla corsa al posto di lavoro partissero dalla prima fila. La Fornero non sia quindi troppo choosy e vada dritto al punto. Perché chi ha dato dimostrazione di essere meritevole, intuitivo, propositivo e serio ha il diritto di pretendere una sistemazione decente e di chiedere al ministro di turno di levare il disturbo con le sue paternali per garantirgli uno spazio di manovra. E pure perché mungere la mammella di una vacca è molto più dignitoso che spacciarsi per uno a cui non è stata resa giustizia della sua bravura sui libri.

Dopo tutto, la Fornero a margine del suo intervento ha fatto sapere che se dovesse giungere l’invito della Cgil a scendere in piazza il prossimo 14 novembre, ci andrà. Ci sarà a protestare insomma contro se stessa.  

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