Nasci Minetti e muori Melandri

By Michele Di Lollo

ottobre 18, 2012 politica

Trenta mesi contro cinque legislature. Il caso Nicole Minetti, consigliere regionale sulla soglia dei 30 mesi di mandato, si scontra con un’altra storia che di normalità da dimostrare ne ha poca: Giovanna Melandri presidente del museo Maxxi di Roma. Destra e sinistra si infrangono ancora una volta contro il muro di una politica malata. Ma per tutti o quasi, la ragazzina sarebbe da linciare.

Da quest’estate, a fasi alterne, si sente parlare di una data. Il 21 ottobre diventa una ricorrenza che rimbomba nei programmi tv e una lapide sotto cui far marcire ciò che resta del berlusconismo. Quel giorno la giovane consigliere del Pdl lombardo acquisirà il diritto di ottenere il vitalizio. Milletrecento euro per sempre. Inutile difendere l’indifendibile e, anzi, stupido prendere le parti di uno dei tanti articoli sbagliati della legge italiana. Per essere chiari, l’assegno che acquisirà l’igienista dentale è una vergogna.

Ma se si riflette sui fatti che si rincorrono tra i corridoi di Palazzo Lombardia una lampadina nella testa si accende. Una luce che non intende giustificare nulla, se non la coerenza di una ragazza. La crisi del governo regionale, che ha investito Roberto Formigoni fanno immaginare cosa sarebbe potuto accadere se la Minetti avesse deciso di mollare proprio ora che c’era quasi riuscita. Se avesse rinunciato al malloppo proprio quando poteva sentirne l’odore. In realtà, questo gesto l’ha fatto: insieme a tutti gli altri colleghi di partito firma dimissioni in bianco, che vengono consegnate al presidente.

Accadrà tutto in pochi giorni. Il presidente della Regione Lombardia afferma che lunedì 22 ottobre formerà la nuova giunta e che intende presentarla lo stesso giorno in Consiglio regionale. Non si è dimesso, ma fa sapere che giovedì prossimo scioglierà il Consiglio, in tempo per votare a Natale. Il governo regionale cadrà il 25 e la Minetti non avrà nessuna colpa.

Lo sdegno della sinistra, dei giovani arrabbiati, dei disoccupati si alza. I coetanei che devono lottare tutti i giorni per garantirsi il presente si fanno sentire e quando la incontrano per strada la insultano volentieri. Ignorano che il problema è legale. È il sistema che è malato, non la Minetti. La cooptazione, la lista bloccata ha permesso che potesse essere eletta e come lei centinaia di politici selezionati nei vari collegi italiani. A livello locale o in Parlamento. E il voto di preferenza non è la soluzione, basta guardare cosa accaduto nel Lazio. Peones di lungo corso e giovani peones che imparano a sopravvivere.

C’è però una differenza. Un fondamentale che distingue il coraggioso dall’inetto. È qui che entra in gioco l’onorevole Melandri. Se la Minetti dà scandalo per trenta mesi di vita pubblica e per unm paio di passerelle, cosa dire delle mummie che di politica hanno mangiato per secoli. Tra feste mondane, spettacoli culturali per salottieri e notti in Kenya con l’amico Briatore (nulla di male se non avesse più volte rinnegato la sua presenza), da vera signora è stata candidata dal centrosinistra nelle ultime 5 tornate elettorali. Facciamo due conti: dicono che Berlusconi sia immortale, bhè allora ignorano l’età politica della Melandri.

Oggi, il giocattolo potrebbe rompersi. In tempi di rottamazione ha già pronto un paracadute dorato che accetta senza un attimo di incertezza. Le due si scoprono gemelle, ma una non lo sa. Nelle ultime ore dichiara: “La decisione del ministro Ornaghi è la scelta di un tecnico nei confronti di un altro tecnico, perché quel museo l’ho istituito io quand’ero a capo del ministero dei Beni culturali. Ornaghi ha fatto una scelta istituzionale chiamando la madre del Maxxi”. Un politico alla presidenza di un museo, certo. Qualcosa non torna nel nostro bel paese e non è una questione tecnica. Basta una frase: se a destra nasci Minetti, a sinistra muori Melandri.

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