La sinistra non ride più

By Redazione

ottobre 10, 2012 politica

Tuoni, fulmini e saette sui Consigli regionali nostrani. In quello laziale oramai è come seguire una lunga soap opera: chi prende da una parte, chi gira dall’altra, chi distoglie di qua, chi trasferisce di là. I protagonisti però non sono né storie d’amore incestuose o adultere, né tantomeno riguardano affidamenti di figli o passaggi di eredità succulente. Si parla di soldi, pubblici, e dei movimenti che ne fanno i tesorieri dei gruppi consiliari.

Dopo lo scandalo Fiorito, con annesse feste e festicciole scenograficamente importanti, ora è il turno di Vincenzo Maruccio, provenienza Italia dei Valori, avvocato addirittura di Antonio Di Pietro, il giudice dei giudici ai tempi di Mani Pulite. Entrato in Regione come consulente esterno non eletto subito dopo uno dei rimpasti della giunta Marrazzo (lo propose proprio l’Idv, che voleva una persona fuori dai giochi politici), Maruccio, a poco più di 30 anni, viene nominato assessore alla Tutela dei consumatori. Pochi mesi dopo l’avvocato Maruccio passa ad un assessorato ancora più importante: Lavori pubblici.

E da quella posizione nomina Sergio Scicchitano in un arbitrato come rappresentante della Regione Lazio. Inutile dire come Vincenzo Maruccio conoscesse Scicchitano da tempo: l’esponente Idv era infatti impiegato proprio nello studio legale del rappresentante da lui scelto. Anche lì c’è un processo in corso: la società Ma questa è solo una caduta di stile nella vicenda in cui sarebbe implicato l’avvocato di Di Pietro. Maruccio è infatti accusato di peculato per settecentomila euro: « Non ho nulla da nascondere. Le risorse del gruppo sono state utilizzate da me solo, in qualità di capogruppo, esclusivamente e soltanto per fare attività politica». Dal partito ribadiscono lo stesso concetto, parola per parola.

Quello ad essersi esposto di più è stato proprio il padre-padrone Di Pietro, che ha detto del suo avvocato in odor di accuse: « Entro tre ore Maruccio si deve dimettere». E Maruccio infatti si è dimesso, come richiesto dal suo illustre cliente. Settecentomila euro non sono certamente i quattordici milioni per cui è implicato Fiorito e non ci sono feste sfarzose al limite del farsesco con cui far sollazzare giornalisti e pubblici dalla spiccata attitudine voyeuristica. Il principio alla base però è il medesimo: che fine fanno i soldi pubblici destinati ai partiti? E se dal lato di chi governava il quadro è quasi al completo (Fiorito è il più recente, ma come dimenticarsi della tempesta sulla Lega Nord dell’inverno scorso?), il fronte opposto non è stato da meno in questi anni.

Poco meno di due settimane fa è arrivata la decisione sul caso Penati: l’ex presidente della Provincia milanese (nonché ex sindaco della “rossa” Sesto San Giovanni ed ex vicepresidente del Consiglio regionale lombardo) sarà infatti rinviato a giudizio per corruzione, concussione e finanziamento illecito ai partiti insieme ad altre ventuno persone, compreso il suo braccio destro Giordano Vimercati. Per la cronaca: le accuse riguardano sia il periodo da sindaco che quello in cui era presidente della Provincia. Lui ribatte: «Ribadisco la mia totale estraneità ai fatti. Non ho mai ricevuto denaro da imprenditori né per me né per i partiti di cui ho fatto parte. Non ho conti correnti all’estero.

I risultati dell’inchiesta confermano che non c’è traccia di una sola lira che mi sia stata trasferita». Sicuro Penati, sicuri tutti. E come dimenticare il caso sulla sanità pugliese in cui Nichi Vendola è coinvolto? Il processo nei suoi confronti è iniziato il 27 settembre, due settimane fa. Anche da sinistra arriva quindi materiale buono per i giudici, per quanto poi proprio da sinistra si siano sponsorizzate tante campagne a favore delle procure. I partiti della ex opposizione hanno fatto da martello quando potevano, ma ora sono incudine allo stesso modo dei loro dirimpettai. Materiale buono per cercare finalmente di riformare un sistema che è rimasto uguale alla Prima Repubblica e che, attualmente, è motivo di godimento per il mondo delle proteste nichiliste e grilline.

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