Scissionisti Vs Fusionisti

By Redazione

ottobre 8, 2012 politica

Ad osservare la caotica situazione nella quale versa il Popolo della libertà, è complicato riassumere le varie linee di divergenza che stanno squassando il partito. Negli ultimi giorni il quadro si sta indirizzando verso una semplificazione. E al netto del restyling del nome, della futura composizione della classe dirigente e dell’eventuale (ri)discesa in campo di Silvio Berlusconi, il dibattito interno vede confrontarsi due schieramenti prevalenti. Da un lato c’è chi, per diversi motivi, spinge per la scissione della creatura del predellino in più liste. È questa l’idea di Ignazio La Russa, per il quale una lista da affiancare alla destra del Pdl non solo consentirebbe agli ex-An in pericolo di rielezione di dormire sonni tranquilli, ma porterebbe anche un incremento percentuale dei voti del centrodestra. Sulla stessa linea Franco Frattini. Diverse le motivazioni: per l’ex ministro degli Esteri il Cavaliere dovrebbe pensare ad un nuovo soggetto politico moderato, che tragga ispirazione dal Partito popolare europeo. Ancora più radicale Giancarlo Galan: Berlusconi «regali» a qualcuno il partito, e rifondi Forza Italia, in una versione aggiornata al 2013.

Pulsioni centrifughe alle quali si è opposta una pattuglia altrettanto autorevole di dirigenti azzurri. Gaetano Quagliariello, Maurizio Gasparri, Maurizio Sacconi, Mariastella Gelmini e Roberto Formigoni hanno sottoscritto un appello collettivo. Il “Manifesto per il bene comune della nazione” è stato rilanciato con forza domenica dalle colonne del Corriere della Sera. Formalmente, è una carta d’intenti su temi quali famiglia e difesa della vita in vista del prossimo convegno su tema organizzato da Magna Carta, la fondazione di Quagliariello. Nella sostanza è una vera e propria agenda programmatica, con la quale gli azzurri chiedono al partito di costruire una nuova piattaforma contenutistica per rilanciare l’azione. I promotori si propongono di «contribuire alla rielaborazione delle idee liberali e comunitarie, per declinare alla luce delle sfide del presente e del futuro i valori della nostra tradizione nazionale». «Solo dai conservatori delle cose buone – proseguono – può venire un’autentica spinta al cambiamento e alla modernizzazione». Il gruppo, che è già stato definiti “Neocon”, ha l’ambizione di resistere alle spinte di frammentazione dell’esperienza del Pdl. E ha trovato un insolito alleato in Gianni Alemanno, sottoscrittore del documento, che giusto una manciata di giorni fa aveva lanciato l’idea di dare vita ad una propria lista. Al Cav l’ardua sentenza.

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