La grande fuga dalle Province

By Redazione

ottobre 8, 2012 politica

Un terremoto di poltrone ha coinvolto diverse province da Nord a Sud, passando per le agenzie di stampa e il tam tam della rete. Parola d’ordine: abbandonare lo scranno. Così hanno deciso il presidente della Provincia di Napoli Luigi Cesaro e quello di Milano Guido Podestà, entrambi sponda Pdl. Con loro anche l’azzurra Maria Teresa Armosino (Asti), il leghista Roberto Simonetti (Biella), il democratico Fabio Melilli (Rieti) e l’ex A.N. Edmondo Cirielli (Salerno).

Stando ai rumors, nel gruppo dei partenti avrebbe dovuto esserci il presidente della provincia di Pesaro Matteo Ricci, esponente in rampa di lancio dei trenta-quarantenni del Pd, che però ha deciso di restare, al grido di “non abbandono la nave”. Mentre il collega Antonio Saitta di Torino ammette: “ci ho riflettuto a lungo”.

L’abdicazione collettiva è motivata da un passaggio cruciale: in questi giorni scade il termine di sei mesi per evitare l’incompatibilità in vista delle candidature alle prossime elezioni politiche. Un appuntamento a cui molti amministratori guardano con malcelato interesse. Urne permettendo, i presidenti dimissionari (quattro dei quali sono già in Parlamento) hanno eletto le sedi di Camera e Senato quali luoghi ideali per la prosecuzione della propria attività politica.

D’altronde la vita degli enti locali è appesa a un filo. Le province di Asti e Biella spariranno insieme a decine di omologhe nel resto d’Italia, costrette alla morte per “accorpamento” dalla mannaia della spending review. A ciò si aggiunga la cura dimagrante imposta dal governo alle autonomie (regioni in testa) dopo lo scandalo Fiorito. Eppure il coro dei dimissionari è quasi univoco: l’addio si configura come “atto necessario per proseguire l’attività istituzionale di rappresentanza del territorio”. Nessuna fuga verso lidi più sicuri, nè tantomeno una riprotezione della poltrona, come qualcuno già maliziosamente sussurrava.

A supportare il fronte degli amministratori con la valigia in mano c’è il presidente della provincia di Torino Antonio Saitta che, pur restando al proprio posto, solleva la questione: “Comprendo la scelta dei presidenti e dei sindaci che si stanno dimettendo: sono troppe le difficoltà da fronteggiare, c’è in corso un vero e proprio attacco alle autonomie locali e il Governo stesso ha avviato un processo centralista pericoloso”.

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