Sondaggi: le medie di Notapolitica

By Michele Di Lollo

ottobre 6, 2012 politica

Gli scandali che hanno coinvolto il Pdl nelle scorse settimane si ripercuotono sul consenso popolare. Continua a perdere. Il Popolo della Libertà sta consumando le sue ultime linee di vita tra comunicati d’agenzia e dichiarazioni scoordinate di chi una volta avrebbe garantito l’unità dello schieramento. I numeri registrati da Notapolitica.it sono lo specchio di tutto questo: 19% invece del 19,4% della scorsa settimana (-0,4).

Il centrodestra (27,9%) nel suo complesso (Lega, Pdl, La Destra, partiti minori) perde esattamente la stessa percentuale, quasi mezzo punto che segna l’unica chiara distinzione rispetto a sette giorni fa. Le altre forze politiche infatti restano praticamente immobili. Il Carroccio fermo da tempo intorno al 5,6% (il valore più elevato risulta essere quello registrato da Spincon) cerca di pescare voti tornando a forzare sulla politica secessionista (vedi lo slogan che ha dato il titolo all’annuale appuntamento di Venezia: Prima il Nord). Nulla di nuovo, ma la storia degli ultimi 20 anni ci insegna che quando il leghista “alza la voce” vuol dire che è in difficoltà. Storace e i suoi confermano il 2,4% non guadagnando né perdendo punti, così come i partiti più piccoli dello spazio politico fermi allo 0,9%.

Appena un decimo (0,1%). Ecco quanto guadagna il Terzo Polo questa settimana. Futuro e Libertà per l’Italia, Udc, Mpa e Api passano dal 9,7% al 9,8%. In questo caso l’unico partito che mostra qualche variazione è l’Unione di Centro che guida la potenziale coalizione con il 6,6% (+0,1%). Fini si ripresenta al 2,1%, mentre le formazioni di Rutelli e Lombardo ottengono rispettivamente lo 0,5% e lo 0,6% dei consensi da parte dell’elettorato.

Dal “loft elettorale” spuntano dati di tutto rispetto (il 42,5% degli italiani dichiara di votare il centrosinistra). Ad oggi, il gap esistente tra conservatori e progressisti ammonta al 14,6 per cento. Questo è esattamente quanto Berlusconi e i suoi dovrebbero recuperare per potersi assicurare la vittoria alle prossime elezioni, se alle politiche tutti gli schieramenti appartenenti ai rispettivi poli di riferimento si presentassero uniti – ignorando il peso (quasi 10%) della coalizione di centro e il ben più rilevante 17,3% del M5S e dei Radicali (sommati).

Scendendo nel particolare, il Pd alle prese con le primarie cresce dello 0,2% e si attesta al 26,9. Restano ferme le altre formazioni: l’Idv di Di Pietro segna quota 5,7%, quasi quanto fa registrare Vendola che gravita intorno al 5,8. Indietro la Federazione delle Sinistre che non riesce a sfondare la soglia del 2,4 per cento.

Tra i partiti slegati dalle coalizioni più rilevanti, notiamo che il Movimento Cinque Stelle di Beppe Grillo è appena sotto il 16% (15,9), mentre la Lista Bonino-Pannella (1,4%) guadagna un decimo.

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