Epic Fail

By Redazione

ottobre 2, 2012 politica

Schiantato da Giorgio Mulè, rimasto senza parole perché qualcuno gli ha ricordato l’ovvio (sta in Parlamento dai tempi di Marco Caco), avvitato sulle sue promesse mancate(“mi dimetto quando si dimette Berlusconi” oppure “se emergesse che Tulliani è il proprietario non esiterei a lasciare la Presidenza della Camera”), Gianfranco Fini ieri sera a Ballarò è emerso per quello che è realmente: l’uomo che sarà ricordato più per le giravolte che per le cose serie che ha proposto.

Era presidenzialista e ha cambiato idea, sosteneva il maggioritario e rimane appeso alla speranza che la soglia di sbarramento non sia troppo alta, si prende il lusso di dare lezioni di liberalismo sui diritti civili dimenticandosi di quando, per lui, i gay non potevano nemmeno fare i maestri elementari. Non pago di tutto questo, dopo aver distrutto quattro partiti in meno di 20 anni, apre ad una Lista Civica Nazionale in cui ci deve stare il meglio della società civile. Siccome lui fa parte della società incivile e parassita, non avendo uno stipendio non pagato da noi da anni 29, dovrebbe concludere il suo ragionamento con un bel “e detto questo torno ad Antigua”. Però non gli viene, perché ha il vizio del presenzialismo e dell’oracolismo. Lui è dappertutto e, cosa più importante, l’aveva sempre e comunque detto ed è pronto a rifarsi una verginità politica con uno schema ormai consolidato: negare, rinnegare, abiurare qualsiasi cosa fatta fino a cinque minuti prima. Così va da Floris e fa la faccia stupita quando qualcuno non accetta l’idea che quel che dice è una cazzata. E gli sembra tutto così strano, che con le interviste registrate era sempre andato tutto bene.

In un paese normale (intendo la Spagna, mica gli States), uno così l’avrebbero liquidato come un incidente di percorso. Qui gli fanno fare la parte dello statista, di quello che “sono il Presidente della Camera, signora mia”. E la cosa migliore di tutte è che lui, utile idiota, ci casca con tutti i piedi. La sinistra per cui “uccidere un fascista non era reato” se lo coccola e se lo spupazza nei salotti buoni mentre lui pensa che li sta convincendo di essere il futuro proprio come quando ha convinto miss Tulliani di poter essere un approdo sicuro per il post-Gaucci.
La verità è che Gianfranco Fini è un politico fallito. Caduto così in basso da finire a Ballarò a sperare di strappare un applauso parlando male di Silvio Berlusconi. Dimenticandosi che un anziano dandy di 76 anni è certamente superato come leader ma ad essere ancor meno attuali sono quelli che hanno Berlusconi e la propria poltrona come unico argomento politico possibile.

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