Demiurgo a sua insaputa

By Redazione

ottobre 2, 2012 politica

In Italia ci sono poche certezze di questi tempi. Una di queste è che nello Stivale vive uno dei guru mondiali di sistemi elettorali. Perché non ne sfruttiamo le competenze, dirà il lettore più distratto. La verità è che il sistema politico ne saccheggia a piene mani le geniali intuizioni. E da anni. Era il lontano 2006 quando il nostro appose in calce la firma ad un disegno di legge rivoluzionario: far ritornare con fanfare e grancasse il paese ad un sistema proporzionale, conferire al vincitore un premio che gli rendesse granitica la prospettiva di governare per un’intera legislatura, facendogli scegliere uno per uno i membri, di provata e integerrima fedeltà, da portarsi in Parlamento. Un’architettura talmente grandiosa che fu celebrata in tutto il mondo come un illuminante esempio di eccellente strumento per far funzionare al meglio le istituzioni.

Sommerso dai lusinghieri commenti, il prode si schernì, derubricando modestamente il proprio artefatto come una cosa umile, neanche fosse una misera ghianda da dare in pasto ad un allevamento di maiali. A sei anni di distanza, in un momento di estrema confusione, i partiti, non sapendo bene che pesci pigliare, si non nuovamente rivolti al Nostro per trovare una quadra e sbloccare la situazione d’impasse sulla legge elettorale. Roberto Calderoli, pur avversando con tutte le sue forze il governo e la maggioranza che lo sostiene, ha chinato il capo, e le sue fervide meningi si sono messe al servizio del bene comune, e dopo il Porcellum ha partorito un altro piccolo Porcellinum. È sua infatti la bozza che oggi verrà discussa in Commissione al Senato, dalla quale si dovrebbe sviluppare l’intero dibattito parlamentare sulla riforma elettorale.

Certo, una gran paura l’hanno insufflata tutti quei commentatori che oggi pontificavano: «Domani è la giornata decisiva per la legge elettorale». Di momenti cruciali sul tema ne sono stati profetizzati talmente tanti che, sommati, superano l’aspettativa di vita media di un qualsiasi paese in via di sviluppo. Al punto tale che parlare di “giornata decisiva” fa scattare automaticamente gesti apotropaici in chi crede per davvero che una riforma dovrebbe essere fatta. Fortuna che Calderoli c’è, allora. Il suo tocco magico dovrebbe comporre automaticamente il puzzle che fino a ieri sembrava inestricabile.

Il demiurgo ha tenuto fede alla massima secondo la quale la soluzione più semplice è probabilmente anche quella più efficace. Per cui ecco qua: attribuzione dei seggi a livello circoscrizionale con metodo del quoziente (Hare) sulla base di 232 collegi plurinominali. Recupero dei resti su base nazionale, conferma delle attuali norme di salvaguardia per le minoranza linguistiche. Sbarramento nazionale al 5% in un insieme di circoscrizioni equivalenti a 1/5 della popolazione. Liste plurinominali e misure di garanzia per promuovere l’equilibrio di genere nella rappresentanza. Attribuzione di un premio alla lista o alla coalizione di liste che ottiene almeno il 40% dei seggi: il premio assicura il 52% dei seggi; in mancanza del requisito, premio alla lista o coalizione prevalente, pari al 5% del totale dei seggi.

Chiaro no?

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