L’autunno (tiepido) della Camusso

By Redazione

ottobre 1, 2012 politica

L’autunno non ha fatto che cominciare: non è caldo, ma per lo meno è tiepido e oggi nelle città scioperano i mezzi pubblici. Le prime cronache della mattina raccontano che Roma è andata immediatamente in tilt, mentre a Milano le ultime corse della metropolitana prima che calasse la scure sono state prese d’assalto dai viaggiatori e pare che i dipendenti dell’Atm avessero così tanta voglia di scioperare che ancora prima che la protesta iniziasse avevano già chiuso i corridoi che collegano la linea 1 e la linea 3 alla fermata Duomo.

Scioperano, dice la leader della Cgil Susanna Camusso, perché “il contratto non si rinnova dal 2007” e “il governo ha alzato le accise per sostenere il trasporto pubblico ma quei soldi non si sono mai visti ed è peggiorato il servizio”. Se è una porcheria aumentare le accise ai danni delle tasche dei contribuenti che già pagano il servizio pubblico, sarebbe ancora di più una porcheria se i contribuenti pagassero due volte per un disagio. Peccato sia andata proprio così: accise sul groppone e sciopero dei trasporti. L’Italia è una repubblica democratica fondata, oltre che sul lavoro, sulla concertazione. I tavoli tra le parti sociali si sprecano e non risolvono i problemi – che poi, chissà come funzionano questi tavoli? Passa un cameriere ogni ora a prendere le ordinazioni?

Caffè, caffè macchiato, spremuta, bicchier d’acqua? Tant’è, e se domani scioperassimo noi? Tutti noi: da chi paga per non avere un servizio a chi non è pagato per fornire un servizio? Nota bene: non si tratta di fare della polemica spicciola, di impugnare le rivendicazioni dei lavoratori, di contestare il sistema che regola il mondo del lavoro, più che altro perché più che contestato andrebbe riformato. La ministra Elsa Fornero ci ha provato, ma la sua legge mostra più pecche che punti a favore. Sembra piuttosto un modo per forzare i dati sull’occupazione e presentarsi al prossimo Consiglio europeo compiaciuti di aver contribuito a migliorali, per quanto il rilancio della campagna contro gli evasori del premier Mario Monti lasci intuire un certo nervosismo di fronte all’eventualità concreta che, nonostante oppure a cause della riforma Fornero, il lavoro in nero stia aumentando.

Dunque, se scioperassero gli stagisti non retribuiti? Se incrociassero le braccia quelli che pigliano 100 o 200 euro al mese, lordi? Se non si presentassero sul lavoro gli sgobboni che operano a cottimo in cambio di un pugno di mosche? E non perché il dannato treno o il dannato tram si è messo in testa di non passare a raccoglierlo questa mattina, ma per una semplice rottura di palle. Se ne accorgerebbe qualcuno? Se ne renderebbero conto certamente le aziende, ma il punto è: lo stato realizzerebbe la cosa? Elaborerebbe la conclusione che è la causa delle forti disparità di trattamento in Italia? Che non è legale sottrarre lo stipendio – ammesso che ci sia – dalla busta paga del contribuente al quale è chiesto peraltro di sovvenzionare il trasporto pubblico ogni volta che sosta dal benzinaio?

Mentre la Camusso capirebbe la stupidità delle sue dichiarazioni? Che dovrebbe arrabbiarsi perché il governo ha imposto delle accise a chi usufruisce di un servizio pubblico (pendolari, operai, impiegati, insomma i lavoratori) anziché indignarsi perché un contratto non è rinnovato da cinque anni? Ma che succede? Tocca a noi passare per sindacalisti?

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