Le montagne russe dei sondaggi

By Redazione

settembre 28, 2012 Esteri

Pubblichiamo l’articolo uscito nei giorni scorsi sul New York Post.

Avete notato che i sondaggi politici ultimamente sono disseminati ovunque? In Virginia Obama è in vantaggio di 8 punti o di 1? Mitt Romney è in vantaggio di 6 punti in North Carolina o lo è Obama di 4? E a livello nazionale? Gallup e Rasmussen registrano un pareggio, ma Pew vede Obama in vantaggio di 8 punti. E via dicendo. Che cavolo succede? Per I principianti, ricordate cosa sono e cosa non sono i sondaggi. Sono un’istantanea del momento – a non sono buoni misuratori delle scelte degli elettori.

In effetti, sono una maniera orrenda di valutare il processo mentale attraverso il quale passa l’elettore medio indeciso per arrivare alla sua scelta. Sono molti gli elettori veramente indecisi, e cambieranno effettivamente idea tante volte prima dell’Election Day – ma molti nei sondaggi diranno ancora “Voto Obama!” semplicemente perché gli è piaciuto il discorso di Bill Clinton alla Democratic National Convention. Questo ci porta al secondo punto: sono passate solo due settimana dalla fine della DNC, il che significa che nei sondaggi Obama gode ancora del “rimbalzo”. E quel rimbalzo può essere più alto o più basso a seconda di quanto il sondaggista interroga gli elettori probabili (o sondaggi su un campione di adulti che il sondaggista prevede vadano a votare).

Provate a vederla così. Vi considerate democratici, ma normalmente non votate né state molto attenti alla politica. Ma la convention vi ha entusiasmato e vi ha fatto avere un atteggiamento positivo riguardo alla politica, per la prima volta dopo tanto tempo. Ricevete una telefonata da un sondaggista la cui unica domanda per i probabili elettori e “Sei certo di votare?”. Ancora eccitati dalla DNC, la vostra risposta è, “Assolutamente!”. E quindi siete inclusi nel sondaggio. Ma il sondaggista facesse altre domande come, “Quanto spesso hai votato in passato?”, o “quanta attenzione hai dedicato alle precedenti convention?”, rispondereste, “Raramente” e “non molta” – il che significa che probabilmente non rientrereste nel sondaggio.

Questo è un modo di spiegare le grosse variazioni tra i sondaggi – quanti democratici (o repubblicani) sono inclusi rispetto a quanti ne sono esclusi. Cose pratiche di questo genere solitamente perdono importanza man mano che ci si avvicina all’Election Day, quando i sondaggi iniziano a convergere. Ma in questo momento, vediamo un’ondata di entusiasmo tra i democratici e i sondaggi che non fanno un granché per differenziare gli entusiasti, sia tra i non votanti che tra i votanti, sovrastimeranno il margine di vantaggio di Obama. Ma c’è un altro concetto più ampio da tenere a mente: è solo settembre. Per i drogati di politica questo non ha molto senso. Sono mesi ormai che seguono la campagna e l’idea che l’Election Day si avvicina velocemente li eccita da morire. Ma i drogati di politica non fanno la differenza nelle elezioni.

In effetti, qualcosa come il 25% degli elettori decide dopo settembre, e un numero di elettori stimato tra il 10% e il 20% deciderà l’ultima settimana. Ecco perché i sondaggi oscillano selvaggiamente nelle ultime settimane della campagna. È così che Dewey ha sconfitto Truman nel 1948. È così la presunta scorpacciata di voti di Richard Nixon si rivelò una vittoria per un margine strettissimo. È così che Gerald Ford si avvicinò ad uno scarto di 10 punti e fu in effetti in testa nel sondaggio finale di Gallup nel 1976. È così che la gara tutta in bilico tra Jimmy Carter e Ronald Reagan finì con un’esplosione del GOP nel 1980. È così che nel 1992 Bill Clinton contro George H.W. Bush passò dai 9 punti di vantaggio di metà settembre ad un pareggio alla fine ottobre. È così che George W. Bush passò da uno svantaggio di 10 punti a settembre del 2000 ad essere il 43° presidente nel gennaio 2001. Ed è così che lo stesso Bush lasciò sfumare quel vantaggio di 11 punti del quale godeva nel settembre 2004, superando John Kerry di solo 2 punti.

In altre parole, i sondaggi di settembre sono estremamente instabili. E l’instabilità di quest’anno è contaminata dai giorni successivi alla Democratic National Convention. È stata infatti la più recente convention di partito nella storia degli Stati Uniti. E quando i sondaggi oscillano molto, le probabilità che saranno discordanti sono molto più elevate – il che è esattamente ciò che stiamo vedendo in questo momento. Il modo migliore per guardare a questa campagna presidenziale è prenderla come un grudge match nella Lega Nazionale di Footbal, Steelers contro Ravens o Giants contro Cowboys. Entrambe le squadre conoscono i reciproci punti di forza o di debolezza sin troppo bene, perciò sai che la partita sarà sofferta.

Certo, una squadra ha appena fatto punto, ma siamo solo a metà del terzo quarto, e l’altra squadra potrebbe rispondere da un momento all’altro. Come sempre, la partita arriverà ad un eccezionale intercettazione di Troy Polamalu o un passaggio completo di Eli Manning a Victor Cruz. Perciò restate seduti, voi appassionati di politica: c’è ancora molto da vedere.

Traduzione a cura di Irene Selbmann 

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