Non è un concorso per giovani

By Redazione

settembre 26, 2012 politica

Dangerous Minds è un vecchio film che parla di una giovane insegnante che riesce a fare una piccola differenza in un contesto difficile. Insomma, è un film di quelli in grado di ispirare, di far pensare che si può far della propria professione una missione positiva. Ce ne sono altri di film che hanno raccontato le storie di giovani insegnanti che riescono a farsi amare dagli studenti.

Molti sono diventati dei cult. I giovani italiani possono sognare di intraprendere una carriera da giovani insegnanti che fanno la differenza con il loro approccio innovativo, con la loro passione non ancora logorata da anni di delusioni e con le loro conoscenze fresche e ancora in crescita. In migliaia ci avevano quasi sperato quando hanno ricevuto la notizia del Ministro dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca, Francesco Profumo, il quale annunciava decine di migliaia di cattedre in arrivo con un nuovo concorso per il reclutamento di insegnanti. Sì, esattamente, il posto fisso. Quel miraggio di altri tempi, una cosa che alle giovani generazioni non appartiene più, purtroppo o per fortuna.

Un concorso di cui si parlava da anni, ci si chiedeva perché mai bandirlo, visto che ci sono già tanti precari da stabilizzare. E poi ci sono i giovani, ma i giovani davvero giovani. Quelli che si sono laureati nel nuovo millennio. Hanno studiato con la nuova università, il cosiddetto Nuovo Ordinamento. Sono giovani non abilitati all’insegnamento, perché figli del decennio che ha visto la graduale scomparsa delle SSIS, le scuole di specializzazione per l’insegnamento secondario. In teoria, lo strumento che avrebbe formato i futuri insegnanti. In pratica, altri due anni a pagamento, per andare poi (forse) a fare un lavoro nel quale ti tratteranno come l’ultimo parassita della pubblica istruzione, ti daranno dell’ignorante e del nullafacente e ti pagheranno anche poco. Perché in Italia gli insegnanti sono mal pagati, è questo è un fatto.

Costituiscono una categoria all’abbandono, la cui produttività è lasciata da decenni al loro buon cuore e all’etica professionale. Una categoria anche sotto sfruttata e mal gestita, lasciata al di fuori di percorsi meritocratici virtuosi. Salvo poi accusare i suoi componenti di poter godere delle vacanze estive più lunghe di tutti. Magra consolazione. E poi sono ormai in molti quelli che vorrebbero rivoluzionare il calendario scolastico in senso anglosassone Una ventata di freschezza farebbe solo bene al corpo docenti. Di giovani laureati ne abbiamo molti, anche troppi. Sono quelli che ha prodotto la riforma universitaria e sono materiale umano che non vede l’ora di venir utilizzato. Ebbene, quando il ministro Profumo disse che si sarebbe fatto un nuovo concorso per la scuola sembrava quasi che ci fosse spazio per un cambiamento.

Subito venne ribattezzato ‘il Concorsone’, perché migliaia e migliaia di gente troverà lavoro grazie a questo miracolo amministrativo. Una definizione un po’ canzonatoria, che ha mascherato con lo sbeffeggio la rabbia dei precari, timorosi che la loro posizione venisse scalzata, e dei sindacati. Ed è iniziato un batti e ribatti nel quale tutti si sono piccati a vicenda per aggiudicarsi un contratto a tempo indeterminato nella pubblica istruzione, nello stato. Tutti è un modo elegante per dire ‘i soliti’. Perché in realtà il lavoro nello stato resta appannaggio delle generazioni passate, e che con quelle presenti non c’entra assolutamente niente. Questo non è mai stato vero come in questi giorni, successivi all’uscita del bando per i reclutamento di nuovi insegnanti.

Apprendere chi sono le persone che potranno partecipare alla selezione è avvilente per due ordini di motivi. Da un lato, perché scopri che c’è gente che è precaria da una vita. Dall’altro, perché scopri una cosa che un po’ ha dell’incredibile e un po’ non è che la riconferma del fatto che l’Italia non vuole proprio essere un paese per giovani. Infatti, chi ha finito il suo percorso di studi universitari dal 2001/2002 al 2012 è escluso dal concorso. Rimane comunque una gara per i già abilitati. Forse non è chiaro: i più giovani sono esclusi. Sono esclusi praticamente tutti quelli di nuovo ordinamento, tranne (forse) quelli che hanno fatto il passaggio dal vecchio al nuovo appena quest’ultimo è entrato in vigore. Sono esclusi i più giovani laureati italiani.

Le nuove leve, quelle sulle quali tutti dicono che si deve puntare per rilanciare il paese, e anche e soprattutto il mondo dell’istruzione, immettendo freschezza, un po’ di slancio creativo, nuova passione. Quei giovani sono quelli che dovrebbero andare in massa davanti al Miur a chiedere per quale motivo non faranno mai gli insegnanti. Invece non ci credono più, e vanno ad aumentare i numero di quelli che se ne vanno via perché ne hanno abbastanza. E una volta scappati, magari si mettono a fare ricerca e nelle università straniere. Sono quelli dei quali lamentiamo l’assenza, quelli che non tornano anche se sentono nostalgia della loro terra. Chissà, forse sono anche quelli che faranno ricorso.

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