Fenomenologia di Roma Nord

By Redazione

settembre 26, 2012 politica

Roma Nord versus Roma Sud. La festa “al di là del cafonal” (cit. Dagospia) organizzata dal trentaduenne (ormai ex) Consigliere regionale del Pdl Carlo De Romanis a suon di maiali, ancelle e cattivo gusto (altro che “Helmut Berger direttamente in mutande” a Panarea in Caro Diario di Nanni Moretti) ha portato alla ribalta degli osservatori una dicotomia, una linea di demarcazione entro la quale inserire l’analisi sociologica della realtà interna al Grande Raccordo Anulare. Ovvero, tanto per ribadire quanto affermato da Marco Lodoli a Repubblica.tv in questi giorni, una realtà contraddistinta da “due stili di vita, da modalità metropolitane molto diverse” se non, aggiungiamo noi, antitetiche: Roma Nord e Roma Sud. Questa linea di confine neanche troppo immaginaria, quindi, fotografa appieno l’esistenza di due universi paralleli.

Due città in una. Due stili, per dirla alla Lodoli. Ma andiamo con ordine. Anzitutto, un dato incontrovertibile: Roma Nord non è prevalentemente di destra; Roma Sud non è prevalentemente di sinistra. Troverete simpatie pidielline e democratiche in entrambi i lidi. A nord, per esempio, Ponte Milvio è di destra. Ma a Roma Sud c’è l’Eur, altra roccaforte di An prima e Pdl poi. Tuttavia, provate per un attimo a immergervi (poveri voi) nei dintorni del Quartiere Trieste: da Porta Pia a Villa Ada. Ecco, ivi troverete – in larga maggioranza – esemplari sinistrorsi dall’aria radical chic. Quelli che Angelo Mellone nel suo ultimo libro – “Romani, guida immaginaria agli abitanti della Capitale” – apostrofa alla stregua di “progressisti terrazzati”. Già, il terrazzo è elemento imprescindibile: cene, in loco. Bottiglie di vino e sinistra, molta sinistra. Di quella da salotto, pauperista e conformista dell’anti-casta. Quasi grillina a parole ma, in seconda battuta, piddina (Sel al massimo) al momento del voto. Ed è un a dir poco fallace understatement a regnare sovrano in dette occasioni. La Repubblica, poi, è il giornale di riferimento dei terrazzati, nonostante negli ultimi anni una parte si sia disaffezionata al quotidiano fondato da Eugenio Scalfari e abbia cominciato ad acquistare Il Fatto Quotidiano per gli editoriali del vate (seppur della “peggior” destra montanelliana) Marco Travaglio. E ancora, Tasso e Giulio Cesare i licei di riferimento; nonché un atteggiamento alieno verso tutto ciò che non provenga da tale contesto.

Un piccolo aneddoto: a chi scrive, di Roma Sud da sempre e per sempre, è capitato di dover presenziare a uno di questi salotti terrazzati. Sempre chi scrive, nel periodo universitario, ha lavorato da Mc Donald’s. Discussione sul tema, a un certo punto: l’esperienza lavorativa del nostro. Osservazione di una partecipante salottiera: “E a quale Mc Donald’s, quello di Piazza Annibiliano?”. Ora, per i neofiti, la Piazza de quo si trova alla fine (o all’inizio) di Corso Trieste. Roma Nord, neanche a dirlo! Come se non esistessero altri luoghi al di fuori di noi. Al di fuori della splendida cornice romanordara. Un ghetto, spiace dirlo. I romanordari “giusti”, inoltre, frequentano in larga misura quartieri popolari. Attualmente, ad andare per la maggiore è il Pigneto. La borgata pasoliniana per eccellenza. Un luogo orribile, decadente. Sporco all’inverosimile. “Qualcuno era comunista perché era ricco e amava il popolo”, cantava Giorgio Gaber. E però, piccolo particolare, ciò non basta. Non basta affatto la mera frequentazione per comprendere gli umori proletari. Anzi, è vero esattamente il contrario.

Poi c’è Roma Nord pidiellina, certo. Ponte Milvio, Parioli, Flaminio, Vigna Clara e Camilluccia. Federico Moccia e dintorni, in altre parole: Smart, Mini e Cinquecento come se piovessero. Finte bionde. Roma Nord “de destra”, però, risulta essere molto più innocua rispetto all’equivalente “de sinistra”. Non v’è quell’alone di piedistallo culturale. La destra di Ponte Milvio ama solo divertirsi. Scarse letture, pessime scelte cinematografiche e, soprattutto, totale assenza di spirito critico. Ma è proprio tale mancanza di contenuti a rendere, Ponte Milvio, del tutto priva d’ogni sovrastruttura. Innocua, per ripeterci. E Roma Sud? Meltin pot ideologico anche a tali latitudini. Eccome. Prendete l’Eur e i quartieri limitrofi: destra dura e pura. Di quella destra arricchita, però. Affatto generone romano. La villa all’Eur, per intenderci, è appannaggio dei Walter Finocchiaro di Compagni di Scuola di Carlo Verdone. “Macellaro”, prima, proprietario del centro carni poi. San Paolo, Garbatella, Montagnola, Cinecittà e Magliana, invece, sono i quartieri rossi. Fortunatamente ancora non colonizzati dai terrazzati di Roma Nord. Fuori mano, evidentemente. Infine, le aree residenziali. Due esempi su tutti: Grotta Perfetta e Mezzocammino. Mescolanza assoluta. Destrorsi e sinistrorsi, in queste porzioni di Roma, hanno le medesime sembianze.

Differenze infinitesimali, frutto di quel processo post-ideologico innescatosi con la caduta del muro di Berlino e con la fine della divisione del mondo in blocchi. Un processo in grado di creare una classe media priva di qualsiasi genere di segno di riconoscibilità. Una massa deideologizzata e conforme, in estrema sintesi. Insomma, De Romanis, involontariamente, ha scoperchiato il vaso di Pandora. Ed è riuscito a porre all’attenzione ciò che, senza indugi, non possiamo non definire uno scontro di civiltà. Ed è per questo che ci sentiamo di ringraziare il valoroso Consigliere Pdl per averci concesso il pretesto per scrivere un articolo in cantiere (e sognato) da molti anni.

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