Benvenuto presidente Morsi

By Redazione

settembre 25, 2012 Esteri

Pubblichiamo un articolo uscito il 24 settembre 2012 sul quotidiano online The Daily Beast

Il nuovo presidente egiziano, Mohamed Morsi, parlerà alle Nazioni Unite per la prima volta mercoledì. Un’altra giornata calda in tre caldi mesi per il primo presidente dei Fratelli Musulmani del più popoloso tra i paesi arabi. Il 12 agosto, Morsi diede un colpo all’esercito egiziano, il primo centro di potere del paese. Licenziò il ministro della Difesa e il capo di Stato Maggiore dell’esercito, e obbligò alla pensione molti generali. Lo stesso giorno, rilasciò una dichiarazione nella quale annunciava un allargamento dei poteri esecutivi – incluso il potere di scrivere gran parte della nuova costituzione egiziana che era stata promessa.

Sempre in agosto, il governo egiziano ordinò che una televisione fosse chiusa – e che il proprietario fosse perseguito penalmente – per aver mandato in onda un programma che criticava il presidente Morsi e il suo partito. Il governo arrestò anche l’editore di un piccolo quotidiano indipendente e sequestrò tutte le copie del giornale dopo che aveva pubblicato un editoriale nel quale metteva in guardia sull’avvento di un emirato egiziano. L’editore dovrà rispondere all’accusa di “insulto al presidente”. Per prevenire futuri insulti, il governo ha nominato 53 nuovi editori di giornali di proprietà del governo. Certo, non si lavora tutti i giorni.

Sebbene l’Egitto continui a ricever 2 miliardi l’anno in aiuti dagli Stati Uniti, il presidente Morsi è rimasto visibilmente in silenzio riguardo l’attacco all’ambasciata americana a Il Cairo all’inizio di settembre. Ha aspettato quasi un giorno intero per condannare gli attacchi. Sebbene circa 2000 persone vi presero parte, soltanto 4 sono state arrestate. Eppure la stessa polizia egiziana, che è stata così clemente con le orde antiamericane, il 13 settembre ha arrestato uno studente di scienze informatiche, di origini cristiane, accusato dai suoi vicini di casa di aver caricato su Youtubr una copia del video “Innocence of Muslims”. Ecco a voi il nuovo Egitto, peggio di quello vecchio. L’Egitto sta peggiorando anche per i circa 40 milioni di egiziani che non hanno mai sentito parlare di Youtube perché vivono con meno di 2 dollari al giorno. sono la parte della popolazione che è rimasta più schiacciata dall’accelerazione, causata dal governo di Morsi, della cronica crisi economica egiziana.

Tre anni fa, il turismo dava lavoro a un egiziano su otto. L’instabilità politica e l’avvento dell’islamismo hanno distrutto l’industria, determinando una conseguente caduta del traffico di turisti pari a circa un terzo, secondo le stime più ottimistiche (le statistiche egiziane sono notoriamente approssimative). Le finanze del governo stanno sbandando verso la bancarotta, minacciando – tra le altre cose – i sussidi alimentari, che in Egitto costituiscono il programma di social welfare più importante. Con Mubarak, quei sussidi impiegavano il 25% della spesa del governo. Cosa succederà adesso che il nuovo governo di Morsi ha meno soldi da spendere? Un terzo degli egiziani salariati, è impiegato direttamente o indirettamente in un impiego statale (esclusi i contadini).

Chi li pagherà ora, con la voragine che c’è nelle finanza egiziane? L’Egitto ha già chiesto al Fondo Monetario Internazionale un aiuto pari a 4,8 miliardi di dollari. Riuscirà a nutrire l’Egitto? Il paese è già il primo importatore mondiale di grano – e il 2012 è stato un anno di siccità negli Stati Uniti, il che ha fatto salire il prezzo del grano in tutto il mondo. L’ideologia dei Fratelli Musulmani stranamente non ha molto da dire riguardo all’economia. I Fratelli Musulmani hanno la loro base nelle campagne egiziane, ma questo non vuol dire che sia il partito dei poveri. Parla più per conto dei professionisti locali e dei proprietari: gente che possiede qualcosa in più dei propri vicini, ma che non si fida del mondo esterno. Quella sfiducia diventa spesso ossessiva – e violenta – paura degli ebrei. Questa è una clip di una candid camera di una trasmissione egiziana.

Prende in giro un attore egiziano dicendogli che l’intervista che aveva pensato di rilasciare ad un (finto) programma tedesco, era invece destinata ad un programma israeliano (sempre finto). Lui va verso la sua intervistatrice e la colpisce. Durante un’intervista al New York Times, prima della visita, il presidente Morsi ha annunciato spavaldamente le sue condizioni per l’accettazione gli aiuti americani, dei quali ha bisogno per evitare che il suo paese possa precipitare ancora più disastrosamente nella crisi. Il presidente Morsi ha detto che era compito di Washington risanare le relazioni con il mondo arabo e rivitalizzare l’alleanza con l’Egitto, che è stato a lungo il perno di stabilità nella regione. Se Washington chiede all’Egito di onorare il suo trattato con Israele, ha detto, Washington dovrebbe anche rispettare gli impegno presi a Camp David verso un governo autonomo in Palestina. Ha detto che gli Stati Uniti devono rispettare la storia e la cultura del mondo arabo, anche quando questa sia in conflitto con i valori occidentali. È importante capire quanto l’Egitto abbia i numero per fare queste richieste. Vero, l’Egitto può fare dispetti a Israele e agli Stati Uniti in quella regione.

Ma il dispetto che può fare l’Egitto è trascurabile se paragonato ai problemi catastrofici che sta affrontando. Teniamolo in mente qualora il presidente Morsi scegliesse di essere duro. In un’intervista con Univision, il presidente Obama ha evitato di chiamare l’Egitto un ‘alleato’. Forse è stata una gaffe, forse un colpo meritato per l’Egitto. L’Egitto era un alleato. Ora è un cliente – a un cliente che non si trova nella posizione per chiedere che gli Stati Uniti rescindano dal Primo Emendamento e perseguano legalmente dei produttori da due soldi per aver fatto dei video che non sono graditi al governo egiziano.

Traduzione a cura di Irene Selbmann 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *