Caccia al “vecchio” cinquantenne

By Redazione

settembre 24, 2012 politica

Tempi duri per i mezzi secoli! Può far sorridere – né potrebbe essere altrimenti – la proposta di Francesco Storace di candidare in parlamento solo chi abbia meno di 52 anni. Evidentemente il vulcanico leader della Destra proprio non resiste, alcune volte, a gareggiare con il suo quasi omonimo del ventennio (per l’appunto, una vocale di differenza). Fa invece un po’ meno sorridere il delirante discorso del ministro Elsa Fornero, la quale, dall’alto delle sue sessantaquattro primavere, pontifica che dai cinquant’anni in poi si dovrebbe essere pagati meno perché per forza di cose si produce meno.

Se avesse un briciolo di coerenza, questa signora dovrebbe o dimezzarsi lo stipendio o dimettersi per demenza senile precoce. Davvero una buffa categoria, quella dei politici, d’annata o prestati. Grazie alla loro opera “lungimirante” hanno seriamente compromesso il futuro delle giovani generazioni, costretto molti giovani ingegni a emigrare, preso in giro migliaia di ragazzi inventando tutti i modi possibili e immaginabili per parcheggiarli in un’università sempre più feudo di logge e baronie d’ogni sorta… E adesso, improvvisamente, vorrebbero addirittura che la vita si fermasse al mezzo secolo?

In quel caso, tra l’altro, aule parlamentari e senati accademici resterebbero popolosi quanto il cuore del Sahara e questo sarebbe sicuramente l’unico lato positivo della faccenda. Ma il problema è un altro; ed è che la gerontocrazia italiana, probabilmente per ibernare se stessa al potere per qualche altro eone, sembra agire con diabolica astuzia per scatenare una guerra tra generazioni. E’ assurda infatti questa contrapposizione per fasce di età. Se è sicuramente vero che la nomenclatura nostrana (ma sarebbe più giusto definirla apparato divorante e digerente) a vari livelli è invecchiata e che i giovani, al di là di belle parole e slogan di facile effetto, sono terribilmente e ingiustamente penalizzati in varie maniere più o meno subdole, nondimeno identificare la… meritocrazia (che in Italia tutti nominano ma poi scansano come la peste) con una fascia di età significa veramente oltraggiare il comune buon senso ma anche l’esperienza quotidiana.

O vogliamo forse pensare che certi giovani yuppies rampanti, che si sono fatti largo assai più per il loro scodinzolare e per la disponibilità a oprar di lingua sopra ogni altra cosa che per meriti e capacità comprovate, possano degnamente sostituire gli attuali fossili che pietrificano la vita politica e culturale della nazione? Sono innegabili il valore della freschezza, dell’energia, della volontà dei giovani; e sono senz’altro risorse grandissime, da valorizzare anche perché sono il nostro futuro; ma non bisogna dimenticare che si tratta di valori aggiunti, strettamente legati alla persona e non di vitamine della crescita.

Così come – è inutile ripeterlo – ci sono stati dei “grandi vecchi” capaci di stare al timone meglio di tanti altri; piaccia o meno il personaggio, non si può certo dire che Ronald Reagan sia stato uno dei peggiori presidenti degli Usa, mentre il “giovanotto” Obama non sembra davvero essere stato all’altezza di tante speranze e aspettative. Poi certo, se guardiamo al Quirinale anche Cleopatra sembra una top girl, ma quello è davvero un caso limite… Inoltre, vogliamo per un momento ricordare anche il valore dell’esperienza e dei meriti non di tessera o consorteria, ma davvero provati sul campo? Verrebbe anche da aggiungere sommessamente che molte volte il mezzo secolo è proprio il momento in cui si sposano benissimo esperienza e energia, ma potrebbe sembrare un discorso di difesa corporativa per cui…

Ora, sicuramente l’Italia è il paese in cui troppo spesso ciò che dovrebbe essere temporaneo diventa vitalizio se non addirittura dinastico, come è il caso degli incarichi politici universitari etc.: il problema va allora risolto alla radice, stroncando questa mentalità e questo modus operandi e permettendo veramente a chi lo merita, a prescindere dall’età (ovviamente, entro certi limiti!) di occupare posti di responsabilità, introducendo magari un sano principio di rotazione nelle cariche elettive. Altrimenti, i virgulti di oggi saranno i fossili di domani e così si realizzerà, ancora una volta, l’aurea massima gattopardesca: tutto deve cambiare perché tutto resti com’è.

Totalità

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *