Perché Romney vincerà

By Redazione

settembre 23, 2012 Esteri

Pubblichiamo l’articolo Why Romney Will Win di Dick Morris pubblicato il 14 settembre scorso su Real Clear Politics.

Ora che sono finite le convention, sta diventando più chiaro quanto sia probabile che Romney vinca le elezioni. I segnali della vittoria emergono sia dall’analisi dei sondaggi sia dall’esame della retorica. Iniziamo dai sondaggi. Sembra che la portata del balzo post-convention di Obama sia avvenuto nei blue states, dove la sua convention orientata a sinistra ha eccitato gli entusiasmi di gruppi di elettori che lo avrebbero comunque sostenuto.

Tra i probabili elettori individuati dal sondaggio del Washington Post – fatto dopo le convention – Obama resta con un misero vantaggio di un punto. E un’analisi dei dati Rasmussen sugli elettori stato per stato indica un pareggio negli stati ancora da contendersi. Ma in realtà non è per niente un pareggio. Tutti i sondaggisti stanno utilizzando i modelli basati sull’affluenza di elettori del 2008. Alcuni combinano quelli del 2004 e del 2008 ma adattando i loro campioni sui numeri del 2008. Gli afroamericani contano l’11% del voto Nazionale nel 2004, ma la loro partecipazione è cresciuta al 13% nel 2008. La stragrande maggioranza di questi 2 milioni di nuovi elettori neri ha sostenuto Obama.

Si ripresenteranno di nuovo così numerosi? E cosa faranno gli elettori universitari e sotto quelli sotto i 30 anni? e l’affluenza dei latinos sarà davvero al massimo storico? I sondaggi che vengono diffusi e dati per buoni, a tutte queste domande hanno risposto “sì”. Ad esempio, quando un sondaggio mostra un Obama trionfare di un 47-45% tra gli elettori possibili, questo dato si basa sulla supposizione che i neri conteranno un 13%. Ma la mancanza di entusiasmo nella base di Obama per quanto riguarda la sua candidatura e i dubbi sull’economia, suggeriscono che un 11% dal voto nero sarebbe un risultato più probabile. Nell’eventualità che questo accadesse, Romney vincerebbe con un 46-45%. E poi c’è una divergenza di entusiasmo.

Tutti i sondaggi recenti suggeriscono che i repubblicano – e gli indipendenti che simpatizzano per il GOP – seguono la contesa con 13 punti in più di entusiasmo e passione rispetto alla controparte democratica. Se la base fa il suo dovere, questo porterà ad un aumento di voti per Romney. Infine, dal momento che ogni sondaggio su ogni modello vede Obama sotto il 50% dei voti, è molto probabile che gli indecisi abbiano in effetti deciso di non appoggiare la sua rielezione. Ma lasciando da parte le statistiche, esaminiamo la situazione dei discorsi di partito. L’ex presidente Bill Clinton fece una baggianata quando accettò la sfida repubblicana e affermò forte e chiaro, che obbiettivamente stiamo meglio di quattro anni fa.

I sondaggi mostrano che solo il 33% degli elettori la pensano così, mentre circa la metà di loro la vede diversamente. Infine, entrambi i partiti sembrano aver accettato il modo in cui viene definita la differenza tra loro. Entrambi si sono trovati d’accordo sul fatto che il Partito Repubblicano è basato sulla filosofia della responsabilità individuale. Obama ha elaborato il concetto in un: “Siete da soli”. I repubblicani l’hanno messa diversamene: “Vi toglieremo il peso dalle spalle il peso del governo”. I democratici hanno detto che il loro era un partito che avrebbe dato una mano alla gente. Gallup ha sondato le due opzioni, e gli elettori hanno scelto il “lasciatemi in pace” al “datemi una mano”, con un 54 a 35. A lungo termine, queste sono le domande che avranno più peso sulle intenzioni di voto.

La funzione delle convention è quella di formulare e articolare le visioni del mondo proprie dei partiti. Il fatto che fossero anche simili e che entrambe hanno voluto affidare il loro destino alla domanda “State meglio oggi?”, significa che il messaggio di Romney godrà di un vantaggio maggiore. La decisione dei democratici di far propria la sua scelta e di non spostarsi al centro, renderà loro impossibile sia la rielezione alla presidenza che la guida della maggioranza nel nuovo Senato.

Traduzione a cura di Irene Selbmann

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