La controriforma elettorale

By Redazione

settembre 23, 2012 politica

Una grande truffa si va consumando ai nostri danni: la contro-riforma elettorale di cui si spaccia l’imprescidibile necessità un giorno sì e l’altro pure. Che la legge vigente sia gravemente difettosa lo diciamo da sempre. Nata per far contento Casini, serviva a rilanciare i singoli partiti, a limitare la disfatta che il centro-destra temeva, a ridimensionare la vittoria del centro-sinistra, a consentire a tutti più controllo sugli eletti.

Gli stessi che la vollero, cominciarono presto una campagna martellante per cambiarla: molti, nel tempo sempre di più, non per eliminarne i difetti, bensì per abolirne i pochi aspetti positivi e dare mano libera ai capipartito ponendo la pietra tombale sulle riforme. Non è stata questa, ad onor del vero, la posizione di gran parte del Pd, che si era opposto alla Calderoli (timidamente: doveva fare le barricate e non le fece, errore storico). Ma, diviso al suo interno, ha finito col concorrere a delegittimare una legge certo difficile difendere, ma senza saper (o voler) difendere il bipolarismo.

Così si è imposta l’idea che si tratta di “ridare agli italiani il diritto di scegliere i propri eletti”: quasi fosse la priorità delle priorità in materia elettorale, quasi che gli elettori questo potere l’avessero mai avuto (invece: le liste son bloccate dal 1993; al Senato le candidature sono state sempre uninominali; quanto alla scelta dell’elettore con le preferenze, beh: almeno su questo sito non devo perder tempo a rammentare che succedeva). Il guaio è che con la scusa di ridare all’elettore ciò… che non ha mai avuto, ci si appresta a togliergli la cosa più importante che aveva conquistato coi referendum: decidere governo, maggioranza, presidente del consiglio, vera novità di una transizione che ora si vuol mandare in soffitta dopo aver fatto di tutto per sabotarla. La legge Mattarella funzionava ormai bene quando la Calderoli del 2005 la sostituì.

E per tre quarti dei seggi, permetteva anche il voto alla persona, come mai dal 1919. Ma perfino la Calderoli, con i suoi difettacci da correggere (liste lunghe, possibilità di candidarsi dappertutto, premi diversi al Senato, frammentazione incentivata), impone comunque di dire prima con chi ci si allea e permette di individuare la sera del voto chi ha vinto. Proprio questo è in discussione. Abbiamo diritto o no di sapere, prima, se il Pd vuol vincere (e governare) con Vendola o con Casini? se si riserva di farlo con tutti e due (auguri!)? o senza nessuno dei due (“da paese normale”)? Dice: oggi i partiti son troppo piccoli per dare a uno solo una maggioranza costruita col premio. A parte che in Francia i socialisti han vinto l’Assemblea col 29% dei voti, è vero dal ’48 che in Italia si governa alleandosi. Ma la questione vera è: le alleanze si fanno prima o si fanno dopo?

Dice ancora: può essere necessario, dopo il voto, continuare con l’agenda Monti, non ostacoliamo questa ipotesi. Nessuno più persuaso di me. Ma diciamolo, allora. Perché il Pd non annuncia che offrirà a Monti di guidare l’economia (modello Ciampi) o la presidenza della Repubblica (a garanzia), fermo che alla testa del governo andrà chi vince le elezioni? E non basta. L’assurda proporzionale con premio… di minoranza sortirebbe l’ulteriore effetto più che di depotenziare, di trasformare le primarie da investitura del candidato alla guida del Paese a semplice investitura d’un capo di partito. Non è affatto la stessa cosa. Concludo. Ridare ai cittadini la possibilità di scegliere? Ci facciano il piacere. Qui ci si prepara a licenziarci come elettori, per le primarie e per il governo. Io non mi vergogno a dirlo: se questo è il prezzo, preferisco tenermi la Calderoli.

Qdr Magazine

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