Nick Drake, la musica, la vita

By Redazione

settembre 22, 2012 Cultura

Nick Drake è come l’aria E’ come l’acqua. E’ come il reverbero del sole. Non si ferma, non si può arrestare. In un periodo di crisi, soprattutto culturale e di valori, la placida armonia di Nick Drake potrebbe essere linfa vitale per chi ha perso speranze nei confronti delle cose belle della vita. Quella di Nick, per me da sempre un amico intimo, non è stata facile. Problemi di dipendenza dall’allegria, dalle droghe, dai farmaci e, soprattutto, dall’amore. Una persona che è stata certamente pura sensibilità. Delicata. Un soffio flebile di gioia che, con capacità sovrumane, riesce a toccare il cuore di tutte le persone. Basti pensare ai suoi due capolavori assoluti, “Bryter Layter” (1970) e “Pink Moon” (1972). Non musica ma armonia pura. Non una distorsione ad avvalorare le sue tesi di vita che, in quegli anni di rock e progressive, erano travolgenti come onde in tempesta. Lui, bonaccia e tranquillità, inglese con grandi aspettative disilluse nella sua vita è senza dubbio inquadrabile come genio assoluto.

Sensibile, dolce. Fedele a sé stesso. Un uomo dal caldo abbraccio e dalla camminata curva, ripiegata timidamente verso i suoi piedi. Sorriso a mezz’asta, chitarra in braccio e quel ciuffo di capelli a coprirgli quella parte della fronte da cui scaturivano testi così ipnotici. Poteva anche ridere ma la tristezza in fondo ai suoi occhi era sempre lì a ricordargli chi era. Nick Drake muore nel 1974. Un presunto suicidio a cui nessuno ha mai creduto. Forse un modo di sfidare ancora una volta la sua vita, i suoi insuccessi professionali, la sua personalità in costante equilibrio tra serenità e lucida follia. Il suo modo di suonare però rimarrà sempre scolpito nell’albo della musica di qualità. Ascoltare Drake è come innamorarsi per la prima volta. E’ sentire le campane quando si incontra, sfuggente, lo sguardo di una donna. E’ dolce come lo schiocco dell’innocente bacio sulla guancia di una ragazza che, arrossita, confessa il suo sentimento nascosto al suo amore segreto. Cose d’altri tempi o per persone d’altri tempi. “Fly”, “Pink Moon”, “From the Morning”, “Hazey Jane II”, “Northern Sky” e “Poor Boy”.

Brani che, con l’intensità della luce solare, riescono a colpire l’emotività dell’ascoltatore. La chiave è la semplicità e linearità delle sensazioni che Nick ci fa decantare in fondo all’anima. Canzoni pop mischiate con disillusione, gioia arcana e un filo di jazz. Un modo per dire che l’amico Drake ha sempre avuto buon gusto. Chitarra, voce. Al massimo qualche piano sparso, sassofoni e archi. John Cale, il suo amico ex Velvet Underground, lo ha anche aiutato. Motivo in più per volergli bene. Nick ha sempre voluto intorno amici e la sua musica, se ascoltata con animo leggero è qualcosa che segna indelebilmente le vite di coloro che ritengono di amare la musica. Se, viceversa, ascoltato in condizioni meno felici, Nick è un antidoto universale. Un modo per farci dimenticare le brutture, l’affanno quotidiano che tutti noi cerchiamo di fuggire o del quale vogliamo porre rimedio. Capelli lunghi, gambe infinite, piedi mastodontici. Ma le persone fragili si dimostrano tali quando imbracciano e abbracciano le loro passioni. E per Drake la chitarra, l’armonia e la melodia erano migliori amici. Quelli che certamente non lo hanno mai tradito o deluso. Diffidate da chi vi dirà che Nick Drake è sopravvalutato o che non produce della buona musica.

Chi dice queste cose è facile che, oltre a non capire nulla di musica, non capisca nulla nemmeno della vita. Nick invece, lui sì che ne sapeva. Di musica ma, purtroppo, non della vita. Altrimenti oggi sarebbe ancora qui a farci compagnia e, eterno come le cascate, a frusciare il suo sound fuori dalla trachea. Ci manchi Nick. Fortunatamente basta arrotolarci nelle calde lenzuola in inverno per ricordarci della pace, della tranquillità e della serenità che ci trasmetti con il tuo modo di intendere la musica.

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