Troppe tasse poca crescita

By Redazione

settembre 21, 2012 Esteri

È pragmatico Franco Debenedetti quando lo si interpella su quel che servirebbe al nostro paese per uscire dalla palude della stagnazione politica ed economica nella quale è piombato. «C’è una differenza sostanziale tra ciò che si potrebbe fare, e quel che si può ottenere nella situazione attuale nella quale ci troviamo». Così l’ex senatore del Pd, invitato a ragionare sulle riforme che saranno discusse, insieme al direttore de L’Opinione Arturo Diaconale, da Antonio Martino, Enrico Morando, Guido Crosetto e Deborah Bergamini domani ad Assergi, sotto il Gran Sasso.

Partiamo da uno dei temi più discussi negli ultimi mesi: riforma elettorale e modifiche istituzionali.
Sarebbe logico trattare le due cose insieme. La legge elettorale e la modifica della Carta costituzionale sono due argomenti che si influenzano a vicenda. Io sono entrato in politica in una competizione basata su un sistema uninominale e maggioritario. Ci sono legato per motivi, per così dire, sentimentali, è logico che la mia preferenza vada in tale direzione. È un modello che, più degli altri, garantisce stabilità e governabilità. L’ideale sarebbe adottare il doppio turno, facendolo accompagnare da una riforma della Costituzione in senso semi-presidenziale. Anche autorevoli commentatori che non hanno i miei sentimentalismi ne hanno riconosciuto la validità. Penso all’ultimo editoriale di Giovanni Sartori sul Corriere della Sera.

Che ne pensa del progetto semi-presidenziale presentato dal Pdl al Senato? Sarebbe un discorso lungo, preferisco non entrare nei dettagli. Non solo perché, come dice il proverbio, vi si annida il demonio, ma anche perché i progetti andrebbero esaminati nella loro completezza, virgole comprese. Potrebbe essere una base di partenza.

Scendendo dall’astratto al concreto: con le proposte oggi sul tavolo, quale potrebbe essere il compromesso migliore?
Se dal migliore passiamo al più praticabile, la strada più agevole sarebbe un ritorno al Mattarellum, eliminandone la quota proporzionale alla Camera e garantendo un diritto di tribuna.

E le riforme istituzionali?
Credo che sia un argomento cui si deve rinunciare in questo scorcio di legislatura. Se venissero realizzate nell’ultimo periodo di un governo tecnico, che dichiara di non volersi ripresentare davanti agli elettori, avrei delle perplessità. Occorre un passaggio elettorale prima, sarebbe fuori luogo. È una situazione molto diversa da quella della Francia, quando Charles De Gaulle chiese il voto per governare proprio sulla sua riforma presidenziale.

Ci sarebbe anche la questione delle autonomie.
L’intero assetto delle deleghe dello stato centrale agli Enti locali andrebbe ripensato.

Qualcuno parla di abolire le Regioni.
E quante cose vuol far fare al governo in questo scampolo di legislatura?

E le province?
L’eliminazione o la sensibile riduzione del numero delle province è un’opzione più praticabile. Si è già iniziato a procedere in questo senso.

Invece non si parla più di Senato federale.
Questo è un altro tema su cui erano tutti d’accordo. Anche in questo caso stiamo parlando di una riforma assai complicata, perché gli assetti istituzionali vanno valutati nel loro complesso. Con il passaggio a un Senato federale, cambierebbe il modo di lavorare della Camera, delle commissioni e dei singoli parlamentari. Anche l’iter legis andrebbe modificato. Comunque qualcosa si dovrà fare, il bicameralismo perfetto è un unicum. Dirimere le questioni tra Regioni e stato è da tutti riconosciuto essenziale. In questo senso, il Senato delle Regioni potrebbe essere una soluzione giusta.

Si potrebbe affrontare anche il tema dell’eccessiva pressione fiscale, che in molti imputano alle autonomie.
È indubbio che, per quanto riguarda il fisco, siamo di fronte a un problema. Aumento della pressione fiscale e crescita sono in contraddizione. Con questa tassazione la crescita è un vero e proprio miraggio. Se fosse lo stesso ente che fornisce i servizi a essere responsabile del prelievo fiscale, aumenterebbe il controllo dei cittadini.

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