Il reato d’opinione in Egitto

By Redazione

settembre 21, 2012 Esteri

Che cosa resta della Primavera Araba? Almeno in Egitto ben poco, nel bel mezzo della bufera islamica contro video e vignette dal contenuto “blasfemo”. Bishoy Kamel, insegnante egiziano di religione cristiana copta è stato arrestato e condannato a 6 anni di carcere per aver pubblicato su Facebook vignette satiriche e per “oltraggi” al presidente Mohammed Morsi. L’arresto risale al 30 luglio scorso, ma la sentenza, spiccata dal tribunale del Cairo, è di mercoledì. Secondo fonti vicine alla famiglia dell’insegnante, il cristiano avrebbe subito anche un pestaggio in carcere. E nel giorno della sentenza, ha rischiato di essere linciato da una folla di fondamentalisti islamici.

La sentenza è la più dura che si ricordi, per un reato di opinione, dal 1952 ad oggi. L’ex regime autoritario di Hosni Mubarak, in confronto, si era dimostrato relativamente più clemente, quando aveva incarcerato per 1 anno il blogger Kareem Amer, per lo stesso reato di “oltraggio al presidente”. Sempre in questi giorni, un altro egiziano, Albert Saber, è stato arrestato solo perché ha condiviso sulla sua bacheca di Facebook l’ormai celeberrimo trailer del film “L’innocenza dei musulmani”. E bisogna anche attendere l’esito della nuova “caccia al blasfemo”: il procuratore ha spiccato mandati di cattura per nove persone legate alla realizzazione del film “blasfemo”, fra cui il copto Nakoula Basseley Nakoula (regista) e il presunto produttore Maurice Sadek. Oltre al pastore Terry Jones, che l’anno scorso aveva annunciato la sua intenzione di bruciare una copia del Corano ed oggi è accusato anche di aver partecipato alla produzione del video “sacrilego”.

Ovviamente, non tutti i musulmani che hanno appena partecipato alla Primavera Araba, si sentono partecipi di questa onda d’odio. Anzi, molti sentono che i loro principi siano stati palesemente traditi ed esprimono la loro rabbia o il loro sconcerto sui social network e sui loro blog, cercando di contrapporsi alla vera e propria “Jihad online” dei fondamentalisti. Finché i loro governi lo permetteranno.

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