Le mappe Apple fanno flop

By Michele Di Lollo

settembre 20, 2012 Cultura

Che strada prendere. Il confronto tra utenti Apple e Samsung raggiunge un nuovo livello e il rischio è di perdersi. Negli ultimi tempi almeno in un’occasione a tutti i proprietari di smartphone, dell’uno o dell’altro marchio, sarà capitato di imbattersi in discussioni più o meno infinite sulla qualità del proprio prodotto. Il lancio del nuovo iPhone 5 ripropone la sfida e per la prima volta sono i fedelissimi di Apple a rimetterci.

Il centro della questione è iOS6, il nuovo sistema operativo, e la sua novità più interessante: il sistema Gps di navigazione satellitare. L’ultima generazione di iPhone non utilizzerà Google maps, sostituito da un’applicazione ad hoc fatta in casa. Apple utilizza le mappe di Google da quando introdusse il primo iOS nel 2007, ma con l’uscita del numero sei ha deciso di camminare con le proprie gambe. Si scopre così che la vera battaglia tra i due device si combatte sotto il cofano e le differenze stilistiche di carrozzeria contano solo per gli appassionati del genere. Grandezza dello schermo e qualità dell’illuminazione certo sono importanti, così come la durata della batteria. Ma per gli addetti ai lavori ciò che conta davvero è il cuore e la qualità del suo battito.

Un altro errore comune è pensare che uno dei protagonisti della faccenda sia la Samsung. Anche questa resta ai margini e quanto accade nelle aule giudiziarie non è altro che la conseguenza indiretta del vero scontro. È tutta una questione di software. Android vs iOS. Distruggere Android è stata l’ultima “fatwa” lanciata da Steve Jobs. Qualche anno prima della sua morte avrebbe dichiarato: «Dedicherò il resto della mia vita a combattere Google». Ecco il risultato di quelle parole. Il lato oscuro di Steve. In effetti, se spesso si parla delle idee rivoluzionarie del genio di Cupertino, un po’ meno si prendono in considerazione le sue politiche commerciali e le lotte sotterranee del brand.

Ecco svelata la filosofia che è alla base del nuovo sistema di navigazione. Il primo particolare che salta agli occhi quando si avvia l’applicazione è la mappa stessa. Rispetto all’app di Google l’interfaccia è più pulita, meno bordi. Via il superfluo: minimal in classico stile Jobs. A causa di questi cambiamenti, l’utente si troverà inizialmente un po’ spaesato e impiegherà un certo tempo ad abituarsi. Poco male. Parlando di ricerca, Maps offre suggerimenti al momento della digitazione, ma non mancano i bug. Cerchi Colosseo e ti appare in cima alla lista, se però si digita una destinazione meno celebre il risultato non è scontato. Ciò dipende probabilmente dal database, fornito dalla Tom Tom, in fase di implementazione.

Molte delle caratteristiche classiche di Google Maps vengono riproposte senza troppe modifiche. I segnalibri consentono l’accesso alle ultime ricerche, ai contatti e ai luoghi visitati con più frequenza. C’è uno spazio dedicato alla personalizzazione della navigazione con le opzioni consuete. La vera pecca dell’applicazione riguarda il traffico. Durante la navigazione il sistema ci informa e visualizza gli avvisi dei cantieri aperti lungo l’itinerario fissato, degli incidenti e dello stato dei servizi pubblici locali. Il colosso di Cupertino sostiene che le informazioni sono in tempo reale, ma a una prima prova le segnalazioni risultano poco affidabili. Ovviamente Apple risolverà tutti i bug esistenti.

Tuttavia, al momento, chi utilizza un dispositivo iOS6 ottiene delle prestazioni inferiori alla versione precedente. C’è chi cerca di difendere il difendibile, affermando che in ogni momento di transizione si manifestano delle carenze, che poi vengono affrontate e via via risolte. Il problema è che in questo caso la Apple ha introdotto le nuove mappe, comprese di difetti, senza alcuna cura per i suoi clienti e dando la massima priorità agli strategismi aziendali.

Questo è il grande cambiamento nell’era post-iPod. Nei forum diffusi sulla rete gli utenti che rimpiangono Steve Jobs si moltiplicano. Il commento più frequente è: «Se ci fosse ancora lui a guidare l’azienda, le cose andrebbero in modo diverso». Peccato, aggiungiamo noi, che quanto sta accadendo oggi non è altro che l’applicazione della sua eredità.

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