La notte nera dei politici ladri

By Redazione

settembre 19, 2012 politica

La legislatura regionale alla Pisana era iniziata male, con la lista Pdl suicidata dalla guerra per bande e dal tutti contro tutti degli uomini forti della Capitale e finirà peggio, trascinata nel fango di quella sorta di Rimborsopoli all’amatriciana, di cui gli impicci di Batman Fiorito hanno dato una misura approssimata evidentemente per difetto, ma rappresentativa di un costume politico e di uno stile.

La reazione della Presidente della Regione che ha (melo)drammatizzato lo scandalo e politicamente mollato una maggioranza pronta a sacrificare Fiorito, ma non a sacrificarsi – a processare il mariuolo ma non a farsi processare – appare, più che eroica, opportunistica. La Polverini coltivava da tempo l’ambizione di sganciarsi politicamente da un partito degradato e sgarrupato (in Lazio più che altrove) e ora ha colto l’occasione per schierarsi dalla parte della ragione, lasciando i suoi avversari a resistere inutilmente da quella del torto.

Nondimeno – qualunque cosa ci sia dietro – l’impuntatura della Polverini (che non ha ottenuto la testa del Presidente del Consiglio ma solo un impegno su tagli tutti da fare e chissà quando) impedisce di decontestualizzare lo scandalo. E potrebbe magari contribuire (contribuire diciamo: perché da sola certo non basta) a ristabilire una logica in un discorso – quello sulla casta e sui costi della politica – che non sembra più averne nessuna né sembra prometterne per il futuro.

Il sistema di finanziamento e di funzionamento dei partiti e dei loro gruppi istituzionali è politicamente criminogeno non perché la politica sia (anche) una questione di quattrini, ma perché i quattrini dei partiti hanno cessato di essere (anche) una questione politica, per ridiventare, come nelle monarchie assolute, una questione privata del “sovrano”.

La spoliticizzazione del problema è il vero grimaldello ideologico che la politica ha offerto all’antipolitica. Visto che i soldi non sono una questione politica, la politica è solo una questione di soldi. Visto che del quanto, del come e del cosa la politica a vario titolo incassa è difficile sapere l’esatta misura ed è impossibile comprendere l’esatta ragione – perché bisognerebbe pubblicamente discuterne, e non si può e comunque non si fa – allora il mestiere dei soldi (quello dei tesorieri, dei fiduciari, dei faccendieri…) è diventato un mestiere “notturno”.

La notte nera in cui tutti i politici sono ladri. E il paradosso è questo: che tutte le spese politiche diventano uguali a quelle di Fiorito e puzzano allo stesso modo. Che non c’è un modo giusto per spendere o per guadagnare i quattrini della politica – perfino quelli privati. Sono tutti sbagliati. Perché siano aperti e trasparenti i conti della politica ed acconci ad una misura totalmente perduta – anche nella proporzione tra quanto c’è di pubblico e di privato, di burocraticamente incassato e di politicamente “guadagnato” nel fatturato dei partiti – occorre ripartire da zero, rifacendo tutti i conti daccapo: zero-based budget.

Chiedendosi reciprocamente ragione di ciascuna scelta, di ciascun dare e di ciascun chiedere. Interrogandosi su cosa assicuri l’efficienza del mercato politico e su quali partiti (con quale statuto giuridico e con quale governance economica) è utile che beneficino di provvidenze pubbliche. Ma soprattutto rendendo “diurna”, aperta e trasparente una discussione che per ciò stesso (forse) perderebbe quel tenore paracriminale o paragiudiziario che sempre insopportabilmente l’accompagna.

tratto da Libertiamo.it

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