Il caos dietro le ostriche

By Redazione

settembre 19, 2012 politica

Scadute le ostriche e rottamati i suv, dello scandalo-Lazio rimarranno gli strascichi di quella che è nata, e proseguirà ancora a lungo, come una vera e propria faida politica. Protagonista il Pdl, che nel Lazio non è riuscito ad amalgamare ex-forzisti ed ex-aennini che, anzi, negli ultimi due anni hanno convissuto di malavoglia sotto lo stesso tetto. Il casus belli ha un nome e un cognome: Franco Fiorito. In quota An, è sempre stato considerato un battitore libero all’interno del partito, anche se la stampa politica locale gli ha spesso attribuito simpatie alemanniane. È stato eletto nel 2010 nella provincia di Frosinone, sommerso da una valanga di preferenze. Il più navigato Mario Abbruzzese si fermò a poco più di 22mila, Fiorito sfondò il numero delle 26mila. Fu l’anno del gran casino dell’esclusione della lista del Pdl a Roma. Molti maggiorenti della capitale furono accontentati con posti in giunta, a scapito dei rappresentanti ciociari.

Così, come compensazione, l’esperto Abbruzzese fu eletto alla presidenza del Consiglio regionale, mentre a Fiorito fu dato l’incarico di presiedere il gruppo. Senza una corrente che ne sostenesse l’azione, spalleggiato unicamente dal coordinatore regionale del partito, Vincenzo Piso (anche lui proveniente dalle fila di Alleanza nazionale), i malumori del gruppo nei suoi confronti si sarebbero manifestati fin dai primi mesi della consiliatura. Alimentati anche dalla gestione “allegra” dei fondi destinati al partito, della quale molti consiglieri si sarebbero accorti già nell’autunno del 2011. La poca solidità del sodalizio tra le due anime del partito ha reso difficile una mediazione. Arrivando a generare uno strappo: nove consiglieri del Pdl alla fine di luglio(sui diciassette di cui dispone il gruppo) hanno presentato alla presidenza una lettera in cui sfiduciano Fiorito e hanno indicato come capogruppo Francesco Battistoni. Sono Carlo De Romanis, Veronica Cappellaro, Andrea Bernaudo, Giancarlo Miele, Lillia D’Ottavi, Lidia Nobili, Gina Cetrone e Romolo Del Balzo, oltre lo stesso Battistoni. L’unico esponente di aerea forzista che non ha firmato il documento è Pier Ernesto Irmici, considerato molto vicino al capogruppo pidiellino alla Camera Fabrizio Cicchitto, che ha denunciato il «metodo irrituale» e le «motivazioni non chiare» della sfiducia. La prassi avrebbe voluto che il gruppo discutesse collegialmente sulla proposta di rimozione del capogruppo e sul suo eventuale successore. Ma i nove consiglieri hanno deciso di procedere con lo strappo.

Abbruzzese si è trovato di fronte ad un bivio. Politicamente avrebbe potuto tentare una mediazione. Ma decise invece di procedere in via formale, protocollando la richiesta dei consiglieri. Per quanto attraverso una procedura irrituale, la sfiducia è stata formalizzata, scatenando le ire degli ex An. «Deve trattarsi di un’investitura divina non essendoci stata alcuna riunione di gruppo – è stata la reazione tagliente di Antonio Cicchetti, che di An era stato capogruppo alla Pisana- L’uso di metodi tipici delle congiure rende ora più difficile la convivenza all’interno di una compagine scarsamente amalgamata sin dall’inizio della legislatura». Dura anche la reazione di Piso: « «Apprendiamo dalla stampa che il gruppo regionale avrebbe deciso di mutare gli assetti istituzionali, in particolare, cambiando il capogruppo. Tutto ciò sarebbe avvenuto senza alcuna riunione di gruppo, senza che il partito venisse minimamente coinvolto, insomma in un quadro che è eufemistico definire anomalo».

Anche Fiorito ha reagito aspramente, in particolare nei confronti di De Romanis, primo firmatario della lettera, ma non ha potuto che prendere atto della decisione. È iniziata una battaglia verbale, in cui numerose sono state le allusioni all’anomala gestione dei fondi destinati al partito. Tra fine luglio e inizio agosto, molti consiglieri pidiellini avrebbero manifestato il timore che quella che si configura come una vera e propria faida, avrebbe potuto coinvolgere le irregolarità della gestione del denaro di cui ha usufruito il gruppo consiliare. Timori che avrebbero paventato un intervento della magistratura. Uno di loro avrebbe detto: «Se andiamo avanti così, ci ritroviamo la finanza in Regione». Detto fatto. A metà settembre, con l’intento di sferrare un colpo letale a Fiorito, Battistoni avrebbe consegnato ad alcuni consiglieri e a qualche giornalista un dossier che documenterebbe la gestione di parte del patrimonio del Pdl ad uso personale di Fiorito. Un boomerang, che ha messo all’erta finanza e magistratura. La reazione di Fiorito è storia di queste ore. L’ex-capogruppo ha confessato candidamente parte dei misfatti di cui lo accusano, ma ha chiamato quali “correi” alcuni compagni di partito. In particolare sono Carlo De Romanis, Giancarlo Miele, Veronica Cappellaro, Andrea Bernaudo. Guarda caso, tutti firmatari della lettera di sfiducia.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *