Vendola aiuta Bersani?

By Redazione

settembre 18, 2012 politica

«Siamo oltre la torre di Babele. Rischiamo di metter su un’armata Brancaleone e perdere le elezioni». Impressioni di Beppe Fioroni: l’ex ministro dell’Istruzione di casa Margherita prima e Pd poi lancia la sua “cassandrata” sul partito. Troppi candidati, troppo chiasso, troppa confusione. Chi si candida alle primarie? Perché? E che primarie saranno? Di partito o di coalizione? Bersani, Renzi, Vendola, Tabacci (spinto da Rutelli di nuovo amico del Pd), la newcomer Laura Puppato, Stefano Boeri, senza dimenticarsi delle ultime uscite di Pippo Civati (che ha attaccato Rosy Bindi, anch’ella pronta a fare capolino nell’agone), Valdo Spini e Riccardo Nencini. E ieri si sono fatti sentire con una nuova lettera anche quelli dell’Agenda Monti, che forse puntano su Renzi ma potrebbero anche guardare tra le proprie fila (Follini).

Troppe voci, troppo chiasso e Vendola quasi si sfila, lanciando segnali su tutti i canali possibili, da Sky al Corriere della Sera: «Se parliamo di primarie del Pd, non sono interessato. Il palcoscenico è sovraccarico di luce, chiedo a Bersani un punto di verità. Servono regole chiare e certe e dobbiamo discuterle assieme», afferma il leader di Sel. Il comportamento di Vendola è oltremodo strategico: anzitutto sta cercando di capire quanto potrà pesare all’interno di una corsa che, in questo modo, diventa comunque uno scontro casalingo in casa Pd.

Preso per buono che le primarie saranno di coalizione, il governatore della Puglia rischia di rimanere schiacciato nella lotta tra i due titani democratici e di vedere molti suoi voti disperdersi tra la laicissima ed ecologista Puppato e Boeri, l’assessore milanese alla cultura perdente nelle primarie milanesi ma messo al comando dal “suo” Pisapia. In altri termini, Vendola è passato dall’essere il favorito su Bersani (neanche un anno fa in molti ci avrebbero scommesso) al correre come un Nencini qualsiasi. Ma proprio ora il leader di Sel può ritrovare la sua utilità politica. Non è mistero che Vendola avversi Renzi («il suo è un progetto di destra, non è un caso che Berlusconi e Confindustria lo apprezzino», ha ripetuto più volte) e contemporaneamente si sia riavvicinato parecchio a Bersani.

Ipse dixit: «Bersani è un’ottima persona, leale. È il migliore del suo gruppo dirigente, ha lui stesso interesse al rinnovamento che gli tolga dal collo il fiato della vecchia nomenclatura di partito, ha bisogno di una sponda forte a sinistra». E la sponda può anche arrivare auto-eliminandosi dal torneo delle primarie, cercando di convogliare i voti del proprio elettorato su Bersani, con due vantaggi: il primo è il credito personale da riscuotere negli uffici del segretario Pd, il secondo è quello di cercare di portare il Pd verso Sel, spostandolo a sinistra, facendone un alleato più vicino. Vendola, candidandosi oggi, potrebbe rappresentare un quasi-doppione di Bersani, favorendo in ultima analisi proprio Renzi.

Tutto questo movimento per contrastare un Rottamatore che, da solo, sta mobilitando contro di lui due segretari di partito con i relativi codazzi. Quanta paura per un solo Pupo.

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