Le banche alzano gli interessi

By Redazione

settembre 17, 2012 politica

In un’Italia che ignora deliberatamente i problemi dell’impresa, ci pensano le banche a manifestare tutto il loro interesse: con i tassi più alti dell’eurozona. Lo dice l’ultima elaborazione della Cgia di Mestre, sulla base dei dati forniti dalla Banca centrale europea: a luglio il costo del denaro in Italia ha raggiunto un tasso medio del 3,71%. Peggio dell’Italia, nessun’altro.

«In Spagna, ad esempio, il tasso medio ha raggiunto il 3,67%, in Germania il 3,51% e in Francia il 3,20%. La media dei Paesi dell’area dell’euro si è attestata al 3,53%» fanno sapere dall’associazione che riunisce artigiani e piccoli imprenditori. A fronte di interessi del genere, forse, gli imprenditori italiani preferirebbero di gran lunga continuare ad essere ignorati come da tradizione consolidata. Con questi tassi stellari, però, se ne vanno in fumo le speranze dell’economia nazionale. Con buona pace di chi vede la ripresa dietro l’angolo.

Qualche esempio pratico? Se alle imprese italiane fosse applicato lo stesso tasso medio adottato in Germania, il risparmio per il sistema imprenditoriale sarebbe pari a 1,75 miliardi di euro. Se, invece, fosse pari a quello francese (3,20%), si risparmierebbero addirittura 4,48 miliardi. Ma le brutte notizie, purtroppo, non finiscono qui.

Nell’ultimo anno, infatti, nonostante le enormi iniezioni di liquidi operate dalla Bce nei confronti degli istituti di credito nazionale proprio per incentivare il volano dei prestiti alle imprese (140 miliardi di euro all’1% di interesse soltanto nell’ultima tornata di aiuti), il tasso applicato alle pmi sui prestiti con durata compresa tra 1 e 5 anni è stato quello ha registrato l’aumento più significativo tra le principali economie dell’area euro: +1,10%, arrivando a toccare il 6,24%. Tra i grandi dell’area dell’euro solo le pmi spagnole presentano un costo del denaro più elevato del nostro (+6,50%), anche se nell’ultimo anno la crescita avvenuta in Spagna è stata, rispetto alla nostra, più contenuta (+0,62%).

Anche per le grandi imprese italiane le cose non sono andate meglio: il tasso di interesse sui prestiti ha raggiunto il 3,40%, registrando, tra il luglio 2011 e lo stesso mese di quest’anno, l’aumento record di +0,74%. «Siamo molto preoccupati soprattutto per le piccole e piccolissime imprese che in questi ultimi 12 mesi hanno subito una forte contrazione dell’erogazione del credito, pari all’ 1,7%, mentre quello concesso presenta tassi nettamente superiori a quelli applicati ai nostri principali concorrenti» commenta il segretario della Cgia di Mestre, Giuseppe Bortolussi.

«Con queste condizioni tener testa alla concorrenza nei mercati internazionali è sempre più difficile». Ma le preoccupazioni dell’elevato costo del denaro rischiano di avere anche una importante valenza occupazionale. «Se non aiutiamo le piccole imprese – spiega Bortolussi – non aiutiamo nemmeno chi è alla ricerca di un posto di lavoro. Ricordo che secondo la Commissione europea sono proprio le pmi a creare più occupazione.

Tra il 2002 ed il 2010, l’85% dei nuovi posti di lavoro è stato creato dalle piccole e medie imprese europee. Nello specifico, solo le microimprese hanno creato mediamente ogni anno 631mila nuovi posti di lavoro: il 58,1% della nuova occupazione complessiva».

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