Politici contro politologi

By Redazione

settembre 14, 2012 politica

La cornice del Convegno annuale della Società italiana di Scienza Politica ha ospitato il dibattito “Una riforma elettorale come si deve o come si può? Politici contro politologi”, con ospiti Denis Verdini, Luciano Violante, Italo Bocchino e i politologi Roberto D’Alimonte, Sofia Ventura e Mauro Calise. Una tavola rotonda in cui i protagonisti si sono toccati di spada e di fioretto e da cui, soprattutto, è emersa la distanza tra i vari rappresentanti delle forze politiche.

Il primo politico a parlare è Italo Bocchino: “Il sistema migliore sarebbe il doppio turno alla francese, anche perché darebbe la giusta dimensione ai soggetti identitari, che al momento valgono poco e contano troppo sugli equilibri delle coalizioni”. Una riforma in tempi brevi è però quasi impossibile, anche perché “fino alle elezioni siciliane non si muoverà nulla e alla Befana sarà sciolto il Parlamento”. Soluzione? Modifcare il porcellum, secondo il deputato di Fli, dando però il premio di maggioranza soltanto con una percentuale di voti superiore al 40%. Una citazione anche sulle preferenze: “Io sarei per le preferenze estese a tutti. È l’unico modo per spurgare l’autoreferenzialità dalla politica come è oggi”.  

Interviene Roberto D’Alimonte e si rivolge a tutti. A Bocchino e Verdini: “Criticate il porcellum ma è opera vostra” e a Violante: “Oggi il Pd potrebbe fare governo da solo, essendo l’unico partito che potrebbe raggiungere la soglia dell’attuale premio di maggioranza. Dov’è il vostro coraggio?”. Chiusura amara: “Si va verso una totale ingovernabilità”. Violante sembra meno pragmatico di Bocchino e più filosofo: “Noi abbiamo un unico obiettivo: la governabilità”. Sulle preferenze: “Sono un errore, favoriscono solo coloro i quali sono già forti o hanno le risorse per pagarsi la campagna elettorale. Sulla preferenza unica (citata da Bocchino), sostengo che sia un meccanismo che desolidarizza i partiti dall’interno”. Si potrebbe tornare al mattarellum, dice il senatore democratico, ma il Pdl è contro la ricostituzione dei collegi, quindi… Violante e Bocchino sono lontani. Il Pdl appena citato è difeso da Verdini: “Noi saremmo per il doppio turno, come sostengono Bocchino e buona parte del Pd. Ma, siccome nessuno fa regali, noi vogliamo il presidenzialismo. Il sistema francese o lo si prende per buono tutto o niente”. Riconosciuta l’estraneità del Pdl ai collegi: “Sono una cosa della tradizione inglese, non italiana” e, difeso il porcellum (“ha portato più giovani e donne in parlamento”, con scherno del pubblico a seguire), alla fine Verdini sembra possibilista su tutto: “ci piace il porcellum, si può correggere il mattarellum, ci piace il francese per intero e lo spagnolo con alcune correzioni”.

Insomma il Pdl sembrerebbe aperto, tranne che sul presidenzialismo. Quello è obbligatorio e scontato, come appare ormai scontata l’impossibilità di giungere ad una qualche modifica in tempi ragionevoli ed utili per la prossima legislatura.

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