La politica si è suicidata

By Redazione

settembre 13, 2012 politica

Il tempo è finito. La politica italiana pare abbia scelto di non scegliere – non una legge elettorale, non una chiara e definitiva decisione sulle alleanze – e alla fine qualcun altro deciderà (ha già deciso?) per lei. Non so neanche quanto meravigliarmi, ma ad oggi non scommetterei un euro su un altro orizzonte che non sia un Monti bis o qualcosa di molto prossimo, che si voglia chiamare grande coalizione o altro.

Di certo, a mio avviso, ci sono solo le scadenze dell’agenda che ci porterà a delle elezioni farsesche il cui esisto – tranne sorprese dell’ultimissima ora – sembra scontato. Tanto Napolitano che Monti, quello che dovevano dire lo hanno detto: a loro modo, certo, ma a buon intenditor… Il presidente della Repubblica se vuole concludere in prima persona ciò che ha iniziato (e a tal punto non si può neanche esimere) ha delle date precise: entro la prima settimana di gennaio dovrà sciogliere le Camere, fatevi i conti, dopo di che di saranno settanta giorni utili per il voto.

Monti si nega alle mille lusinghe (e dal canto suo fa bene) che arrivano da mondi disparati (anche dalla stessa politica nazionale) perché non deve far altro che attendere. Hanno poco da lamentarsi e da agitarsi i partiti: il programma per chi governerà è, pressoché, già scritto. Ai partiti rimarrà – forse – il potere di qualche nomina qual e là, la gestione misera di qualche Ente o consiglio di amministrazione, e bisognerà stare pure ben attenti con il partito dei giudici agguerrito e ben presente in parlamento (grillini e dipietristi), pronto a fare a pezzi tutti coloro che non piacciono. Di Pietro, infatti, ha puntato allo sfascio politico già da tempo: la foto di Vasto l’ha strappata perché ha ben capito che peserà di più dagli scranni dell’opposizione (tanto al tavolo della grande coalizione non l’avrebbero invitato), Grillo, boh? Ancora non è stato invitato – come è avvenuto per una nutrita delegazione di giudici – alla festa de Il Fatto (ma vi rendete conto?

Hai voglia l’Anm a richiamare Ingroia, perché fa troppa politica: qui si stanno facendo un partito!), ma, di fatto, è già l’ala movimentista della futura opposizione giustizialista. Casini ha tolto anche il suo nome dal simbolo dell’Udc e ha offerto asilo a tecnici vari (Passera, Ornaghi ecc.), pur di assicurare a sé una carica istituzionale degna della sua ambizione e ai suoi, un posto d’onore nel tecno- governo di grande coalizione. Poi uno dice che Montezemolo si incazza! Tranne il treno, gli ha sottratto ogni prerogativa! Sul vecchio fronte del Terzo polo, Rutelli è appena riparato alla chetichella nel Pd (visto mai un posto in listino lo rimedia), Fini non pervenuto.

O meglio, come invoca il suo clone-pupazzo negli Sgommati: dopo la Camera datemi, al meno, una mansarda! Tutto sommato, fa bene, allora, il Cavaliere (ma c’era bisogno di andare a Malindi? E dai!) ad attendere gli esiti della scena complessiva ed intestarsi – magari – l’agenda Monti in campagna elettorale, dinnanzi ad un Bersani sfiancato dalle dispute interne al suo partito e dalla complicata neo-coalizione con il Sel di Vendola (refrattario e riottoso alle politiche montiane), sempre che Renzi – di qui a qualche settimana – non lo rintroni del tutto. Certo, rimangono gli ex-An, che mica si sentono tanto al sicuro! Beh, a tal punto, tanto peggio per loro: perché ancora non si sganciano costituendo assieme a Storace una “cosa” di destra, non s’è capito. Forse non si decidono solo, ancora una volta, per paura e per calcolo (mi sa sbagliato).

Mi pare davvero che i giochi siano fatti. Magari mi sbagliassi. Però in cuor mio credo anche che sarebbe, tutto sommato, meglio arrivare alla “destituzione” dei poteri della politica con un piano concordato e negoziato, piuttosto che per l’esito disastroso di una tornata elettorale che – conti alla mano – costringesse, ancora una volta, ad affidarsi in modo emergenziale ad un governo guidato da un tecnico. Il prossimo parlamento, al di là dell’agenda Monti e dei passi che “ci chiede l’Europa”, avrà necessariamente un compito importantissimo, che non è tanto eleggere il nuovo capo dello Stato, ma (nessuno lo dice abbastanza chiaramente) è quello di mettere le mani sulla Costituzione: una carta – nobile quanto si vuole – ma vetusta e inadeguata ai tempi.

Con le sue regole, il nostro Paese sarà ancora al palo o ancora a lungo affidato a badanti.

Totalità

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