La favola dei democratici

By Redazione

settembre 12, 2012 Esteri

Pubblichiamo la traduzione di un editoriale del National Review Online.

Nel 2012 i Democratici hanno deciso di correre ponendosi come il partito del salvataggio. È una scelta singolare. I salvataggi del 2008 e del 2009 furono accolti in modo piuttosto impopolare dall’opinione pubblica, e anche i loro sostenitori si trovarono abbastanza combattuti per il precedente che si sarebbe creato e il rischio morale che se sarebbe conseguito. Nonostante questo, i Democratici hanno costruito il loro punto di forza in ambito economico utilizzando il salvataggio più oltraggioso nella storia dei salvataggi: l’acquisizione di General Motors da parte del governo.

Il salvataggio di GM è sempre stato qualcosa di stravagante: il Troubled Asset Relief Program (TARP) fu creato per conservare la liquidità nei mercati finanziari evitando il collasso di istituti finanziari strategici che avevano fatto la catastrofica scelta di puntare sui titoli immobiliari – niente a che vedere con le automobili, in realtà. Il ramo finanziario di GM, conosciuto oggi come Ally Financial, era in difficoltà, ma il problema fondamentale di GM era che i suoi prodotti non generavano profitto sufficiente da sostenere la spesa per la forza lavoro. Un unico fattore dominante – i contratti esorbitanti del sindacato United Auto Workers (UAW) con GM – ha evitato che la fabbrica riducesse i costi della sua forza lavoro o miglioranze l’efficienza di produzione. E i suoi manager retrogradi non sono stati d’aiuto.

Gli ammiratori del salvataggio di GM dovrebbero tenere a mente che è stata l’amministrazione Bush che per prima decise di intervenire nella società, offrendo un prestito ponte a condizione che rivedesse completamente il business plan. L’unico contributo del Presidente Obama è stato quello di nazionalizzare di fatto l’azienda, assicurando così che il governo federale violasse i normali processi di bancarotta e un precedente legale a protezione del vizio di fondo alla base dei problemi di GM: l’interesse finanziario della UAW. Lo ha fatto forzando la mano agli obbligazionisti di GM, spingendoli a tagliarsi i fondi per indorare la pillola alla UAW. L’amministrazione Obama ha anche inventato riduzioni sulle imposte per sollevare GM dal pagamento di miliardi di dollari in obbligazioni – nel momento in cui Obama & Co.

Si lagnavano della presunta carenza di patriottismo nelle imprese che per ridursi le tasse ricorrevano a mezzi legali piuttosto che a favoritismo politici. Anche la proposta di una bancarotta strutturata, avanzata da Mitt Romney, avrebbe richiesto un considerevole intervento da parte del governo federale, ma con una differenza fondamentale: i contratti con la UWA sarebbe stati rinegoziati, e la dirigenza di GM sarebbe stata sgombrata, mettendo la società su un percorso di innovazione e auto sufficienza più che su quello di un costante bisogno di sostegno. Il che significa che Obama ha fatto per GM quello che sta facendo con la non-riforma del welfare: sta creando circoscrizioni in perenne dipendenza.

I Democratici si aggrappano alla ridicola affermazione che il salvataggio di GM e del suo concorrente (ora diventato italiano) Chrysler ha salvato 1,5 milioni di posti di lavoro nel Stato Uniti. Un numero irragionevole, basato sull’ipotesi che se GM e Chrysler avessero fatto bancarotta in modo regolare, l’intera industria dell’automobile negli Stati Uniti avrebbe collassato – non solo in GM e Chrysler ma anche alla Ford e alle sedi oltreoceano di Toyota e Honda. Non è tutto, sostengono i Democratici. Praticamente ogni fabbrica di componenti, ogni fornitore, ogni magazzino e ogni agenzia di servizi, tutto ciò che era collegato con l’industria dell’automobile avrebbe collassato di conseguenza. Di fatto, è improbabile che GM o Chrysler avrebbero fermato la produzione durante la bancarotta: le catene di montaggio avrebbero continuato a girare, i pagamenti dei debiti e degli interesse sarebbero stati tagliati e – qui sta il problema – i contratti con il sindacato sarebbero stati rinegoziati.

Lungi dall’aver salvato 1,5 milioni di posti di lavoro, non è scontato che il salvataggio di GM ne abbia salvato qualcuno, ma solo che ha conservato gli accordi insostenibili con la UAW favorito l’ingresso di 250.000 unità nella forza lavoro dell’industria dell’automobile dal punto più nero della crisi finanziaria. I costruttori di automobili e le concessionarie hanno effettivamente assunto circa 236.000 lavoratori da quel momento, ma quasi nessuno alla GM, he ha assunto soltanto circa 4.500 lavoratori, una cifra neanche vicina alla compensazione dei 63.000 lavoratori che le sue concessionarie hanno dovuto mandare a casa quando hanno chiuso, a causa delle incontestabili condizioni del salvataggio. Per quanto brutte fossero state le bancarotte delle banche, il governo federale ha fatto in modo che riavessero la maggior parte del loro denaro, con l’eccezione di alcune piccole banche regionali e il CIT (Commercial Investment Trust).

Anche l’AIG (American International Group), una delle peggiori follie finanziarie, è destinata ad essere una proposta di chiusura in pareggio per contribuenti americani. Ma decine di milioni di dollari andranno persi su GM. Il governo federale l’ha messa in vendita con un interesse del 60% in più di quanto GM vale oggi. Alla loro convention i Democratici hanno giurato che GM prospera, ma il mercato non la pensa così: le azioni di GM hanno perso metà del loro valore da gennaio 2011. E mentre il passaggio delle Grande Recessione ha significato un aumento nelle vendite per tutti i costruttori di automobili, GM arranca a fatica dietro la concorrenza: le sue vendite registrano un aumento del 10%, piccola cosa in confronto agli aumenti di Kia, Toyota, Volkswagen e Porsche. Con le vendite basse, il costo delle sue azioni che crolla e il modello di business che è ancora un disastro, alcuni analisti già prevedono che GM rifarà bancarotta – ma non fino a dopo le elezioni.

L’amministrazione Obama promuove il salvataggio ad opera sua di tutti quei posti di lavoro in GM – ma posti di lavoro a fare cosa? Costruire automobili che non sono competitive senza un massiccio sussidio statale? Sostenere un’impresa economicamente insostenibile tanto quanto basta per far rieleggere Obama? Per quanto questo possa ferire gli uomini e le donne che lavorano duramente in GM, non vale la pena salvare posti di lavoro in un’impresa che non può competere grazie ai loro stessi meriti. Fino a che il governo federale concederà ingenti sussidi all’operazione, un lavoro in GM è come la concessione di un programma di welfare che richiede il lavoro come requisito (e sappiamo tutti come l’amministrazione Obama la pensi riguardo al lavoro come requisito). C’è un motivo per il quale abbiamo le leggi per la bancarotta e i tribunali per la bancarotta.

Potrebbe sembrare sensato accelerare i procedimenti per società molto grandi, come GM, in modo da evitare disordini nella catena di distribuzione che, come hanno detto i dirigenti della Ford, danneggerebbe altre imprese in salute. Ma GM era in bancarotta, ed è ancora in bancarotta, un fatto che diventerebbe immediatamente evidente se il governo dovesse tentare di vendere le azioni della sua stessa compagnia. Il salvataggio di GM è stato un cattivo affare per i creditori, per i contribuenti americani e, a lungo termine, per l’industria americana dell’automobile e per la nostra competitività nazionale nel suo insieme. Non sorprende che i Democratici stiano facendo campagna tentando di romanzarne il resoconto.

Traduzione a cura di Irene Selbmann

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *