Quei vizi da proporzionale

By Redazione

settembre 9, 2012 politica

Commette un errore chi ritiene sostenibile un sistema elettorale che consenta ai partiti di non dire prima delle elezioni con chi intendono governare. Che consenta loro, cioè, di chiedere un voto solo per sé e non anche per una proposta di governo di cui si indicano in anticipo forme, contenuti e composizione. È bastato che prendesse corpo un’ipotesi di accordo Udc-Pd-Pdl su una riforma neoproporzionalista per vedere tornare in voga vizi da Prima Repubblica: confusione e ambiguità sulle alleanze, affermazione di tutto e del suo contrario, fumisterie.

L’esempio. Bersani precisa i suoi propositi: si fa un’alleanza con Vendola e poi, meglio se prima del voto, o comunque anche dopo le elezioni, la si allarga a Casini. Con Di Pietro nessun dialogo perché non si dialoga con chi insulta il Capo dello Stato. Dice però Casini (“La Nazione” del 3 settembre): con Vendola c’è “incompatibilità totale”. Non lieve, come dichiarazione. Come non era stata lieve quella di Vendola sabato scorso, all’assemblea nazionale di Sel: “l’Udc? Impossibile governarci insieme. Rottura con Di Pietro? Macché, con lui bisogna che ci riconciliamo”. È ragionevole supporre che in cuor loro né Casini né Vendola escludano di stringere intese.

Il problema è che a quell’obiettivo vogliono arrivarci alla vecchia maniera “proporzionalista”. Con un modo di fare che francamente oggi appare indigeribile.Ovvero così: alle elezioni ognuno chiede il voto per il proprio partito, con Vendola che esclude alleanze con Casini e Casini che esclude alleanze con Vendola. E con Vendola che diversamente da Bersani non chiude la porta in faccia all’Idv. A elezioni fatte, se non ci sarà una maggioranza autosufficiente Pd-Udc o Pd-Sel, o al limite anche se questa ci fosse, si aprirà una trattativa in nome dell’emergenza, dello stato di necessità, del bene del Paese da salvare. Si farà cioè il contrario di quanto detto in campagna elettorale. E forse nascerà un governo.

Un governo comprendente forze in disaccordo tra loro su quasi tutto: politica estera, politica economica, giudizio sulle riforme dell’epoca Monti. Durerà questo governo? E soprattutto, funzionerà? È chiaro che operazioni di questo tipo – suscettibili tra l’altro di scatenare reazioni di rigetto in un elettorato che gradisce sempre meno le manfrine – può andare in porto solo con un sistema elettorale che permetta ai partiti, prima delle elezioni, di svicolare e stare sul vago in fatto di alleanze.Diversamente da quel che succederebbe con un sistema maggioritario, i partiti che praticassero il giochino del dire e non dire e del tenersi le mani libere non subirebbero purtroppo una penalizzazione molto grossa: quando ci provarono il Ppi e Segni nel 1994, il 15% del voto popolare si tradusse in appena il 7% dei seggi. Fu una lezione indimenticabile, e venne da un sistema, il Mattarellum, che non era maggioritario al 100%.

Casini, che la bontà del suddetto giochetto rivendica, del resto è stato chiaro: “Se non vinceremo le elezioni, andremo realisticamente a vedere le forze in campo. Ma non ci sono alleanze precostituite e come sempre decideranno gli elettori”. Negli anni ’80, Forlani, prima delle elezioni, diceva sempre cose del genere.E il Pd? Da uno scenario come quello appena descritto il Pd ha tutto da perdere perché finirebbe per impiegare il grosso delle sue energie non per stipulare un patto chiaro cogli italiani sulla base delle proprie proposte riformiste di governo. Bensì lo impiegherebbe per cercare di ricavare il massimo dalle proprie capacità mediatrici al fine di render credibile agli occhi degli elettori una proposta (l’alleanza Pd-Sel da ampliare poi all’Udc) che di credibilità ne ha poca, per tutte le ragioni programmatiche più volte esposte.

Questa azione di ricucitura sfiancherebbe il partito e ne intaccherebbe lo smalto e l’appetibilità. E soprattutto sarebbe un regalo a chi pensa che si possa non sciogliere il nodo dei nodi: la linea economica del Pd è quella dei Giovani Turchi? Monti ha fatto cose buone da portare avanti o davvero ha inflitto all’Italia (Fassina, intervista alla “Nazione” del 3 settembre) un “rigore eccessivo, cieco, fine a se stesso”? Parlando ieri a Ferrara, Renzi ha detto che il governo dei tecnici “ha fatto benissimo”. Cos’ha da dire il resto del partito su questo?

qdR Magazine

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