Il solare cinese ha troppe ombre

By Redazione

settembre 9, 2012 Esteri

Che l’industria del fu Celeste impero nel settore dei pannelli solari (e del fotovoltaico) giochi sporco, attraverso il tentativo di invadere irregolarmente il mercato comunitario, è quanto sostiene Eu ProSun, l’associazione dell’industria solare-fotovoltaica europea. L’accusa, in sostanza, è quella di “dumping”, una pratica in aperta violazione delle norme stabilite dall’Organizzazione Mondiale del Commercio, attraverso la quale un paese immette in un mercato estero prodotti sottocosto allo scopo di sbaragliare slealmente la concorrenza locale e conquistare una posizione dominante.

Una versione “in doppiopetto” di una pratica molto diffusa tra i cartelli della droga, che per eliminare i rivali dal mercato degli stupefacenti immettono grandi quantità di prodotto nei territori altrui a prezzi stracciati, anche a costo di affrontare un margine iniziale di forte perdita. Secondo Eu ProSun, la pratica scorretta dei produttori cinesi di pannelli fotovoltaici sarebbe stata resa possibile dal regime di enormi finanziamenti pubblici goduto in patria.

L’accusa, pesantissima, è stata presa molto sul serio dalla Commissione Europea. Che ha deciso, è proprio il caso di dirlo, di fare luce sull’intera vicenda: «La denuncia ha mostrato sufficienti elementi di un possibile ‘dumping’ dei prezzi da parte degli esportatori cinesi verso il mercato europeo, con danni per l’industria fotovoltaica europea. Di conseguenza, la Commissione ha deciso che vi sono elementi sufficienti per aprire un’inchiesta in merito». Secondo procedura, l’Ue ha ora 15 mesi di tempo per accertare l’effettivo dumping cinese o archiviare il caso. Ma già dopo nove mesi, presentate le conclusioni dell’inchiesta, avrà la facoltà di stabilire dazi provvisori a tutela dei prodotti europei.

Sul piatto c’è il controllo di un mercato ricchissimo e in crescita esponenziale: secondo McKinsey, società statunitense di consulenza strategica, le installazioni fotovoltaiche annuali a livello globale potrebbero aumentare di ben 50 volte entro il 2020, rispetto ai livelli del 2005. Una vera e propria manna per l’industria, in un regime di sana concorrenza, ma non se qualcuno dovesse risultare vincitore grazie a sovvenzioni e pratiche di dumping. Soddisfatto Milan Nitzschke, presidente do Eu ProSun: «La Commissione europea ha compiuto oggi un grande passo verso la salvaguardia del settore delle tecnologie sostenibili e di una base produttiva più ampia in Europa.

Le compagnie cinesi stanno esportando prodotti solari sottocosto in Europa, con un margine di dumping compreso tra il 60% e l’80% che le porta a registrare perdite importanti pur senza finire in bancarotta perché finanziate dallo Stato». Secondo Nitzschke, «queste pratiche sleali di concorrenza hanno condotto più di 20 importanti produttori europei di energia solare al fallimento ne lcorso del 2012. Se la Cina è in grado di portare alla scomparsa l’industria fotovoltaica europea dove la manodopera incide per circa il 10% dei costi di produzione, allora – conclude il presidente di Eu ProSun- è ipotizzabile pensare che quasi tutti i settori manifatturieri europei siano a rischio”.

Ma a celebrare la decisione della Commissione c’è anche Alessandro Cremonesi, presidente del Comitato Ifi, raccoglie oltre l’80% dei produttori italiani di celle e moduli fotovoltaici. «Abbiamo l’opportunità di conoscere la realtà dei fatti: nel 2011 il mercato delle installazioni fotovoltaiche in Italia ha primeggiato a livello globale con oltre 9 gigawatt di potenza generata. Di questi solo 500 megawatt sono stati originati dall’industria italiana che si è trovata paradossalmente a operare sotto il 50% della propria capacità produttiva, con aziende che si sono trovate nella condizione di dichiarare lo stato di insolvenza, fermare le attività e chiamare la cassa integrazione. Tutto questo per non essere riusciti a competere sul mercato rispetto ad un prezzo di dumping praticato dalle aziende cinesi». Decisamente stizzita, e non avrebbe potuto del resto essere altrimenti, la risposta di Pechino a Bruxelles.

«La Commissione europea ha deciso di lanciare l’inchiesta antidumping nonostante i ripetuti appelli della Cina di risolvere le divergenze sui prodotti fotovoltaici con il dialogo e la cooperazione. La Cina è profondamente rammaricata» fa sapere in una nota ufficiale Chen Deming, ministro del Commercio della Repubblica Popolare Cinese.

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