Il futuro della sinistra

By Redazione

settembre 7, 2012 politica

Siccome è risaputo che la cultura sta a sinistra come la milza, mentre a destra a malapena ci sono fegato e cistifellea, proviamo a immaginare che succederebbe se la storia fosse colpita da quella rara malattia chiamata “situs inversus” che rovescia specularmente gli organi all’interno del corpo; improvvisamente la cultura si troverebbe a destra e la sinistra si troverebbe a fare i conti con i problemi della digestione. Questo ci spiegherebbe meglio il fatto che la morte della sinistra riguarda solo limitatamente la politica.

Ironizzando un po’, potremmo dire che la sua dissoluzione attiene all’apparato digerente della storia e impone lo studio, oltre che dell’anatomia, anche di altre discipline complesse come l’antropologia, la teologia, la linguistica e il paranormale. Vediamole nello specifico.

Antropologia: la sinistra è stata (ed è), innanzitutto, l’uomo nuovo, un tipo umano particolare, lineare, messianico, ottimista e, appunto, di sinistra (come la puttana cantata da Lucio Dalla). Comunque lo si veda, antropologicamente superiore per moralità, visione, coscienza civile anche quando ci ha riversato addosso le nevrosi che rendevano così affascinanti le sue contraddizioni: ne era un esempio il ricco borghese che disperava della condizione del proletariato dai salottini radical chic o la mia amica di gioventù che incantava tutti spiegando la lotta di classe mentre prendeva il sole ai bordi della piscina della villa del suo ragazzo, anche lui ovviamente lottatore di classe.

Teologia: la sinistra è stata una religione, con i suoi dogmi, i suoi riti, i suoi sacerdoti e la sua fede cieca nel “Sol dell’avvenire”. Una religione che ha costruito la più imponente Chiesa atea della modernità che obbligava al proselitismo verso i pagani, all’indottrinamento dei credenti e allo sterminio degli eretici e dei nemici della fede. E oggi che la sinistra paga la crisi delle vocazioni e l’infrangersi di quella cultura relativista che essa stessa ha prodotto, i suoi preti continuano a elargire sermoni dai pulpiti mediatici, incuranti che le piazze sono vuote, i giornali in estinzione e la tv una roba da nonni.

Linguistica: la sinistra è stata un idioma, un esperanto collettivo, un campo semantico attraversato in lungo e in largo da moltitudini urlanti; un preciso e continuo neologismo che trasformava la parola in slogan e lo slogan in senso della vita. Come dicevano i teorici francesi del ’68, la rivoluzione deve innanzitutto “conquistare la parola ” e prendere la parola è stato il primo vero esproprio proletario. Siccome i popoli muoiono quando la loro lingua scompare, oggi vocaboli come Coscienza di classe, Rivoluzione, Progresso, Utopia assomigliano a parole di antiche iscrizioni ritrovate sotto terra e questo rende la sinistra simile ad una vecchia civiltà scomparsa.

Paranormale: sì, nonostante i vostri dubbi, la morte della sinistra riguarda anche il paranormale, perché il trapasso a peggior vita non ha prodotto l’estinzione naturale della specie, quella del sinistrato, ma la sua trasformazione in una creatura mostruosa, una specie di zombie uscito dalle tombe della storia che cammina lento lungo la fine della modernità nel suo stato di letargia e di ipnosi.

Impermeabile alle accelerazioni del tempo, questo morto vivente ha trasformato il suo desiderio di cambiamento in un irrefrenabile bisogno di distruzione. La questione non riguarda solo la sinistra italiana, ma anche quella liberal che abita gli States. Michael Ledeen, uno dei più influenti intellettuali conservatori americani, in un recente articolo sulla “morte della sinistra” (The death of the Left) ha spiegato che ciò che ad essa manca è “l’intima relazione tra le idee e il mondo reale”; e in questa incapacità di “aggiornare il proprio pensiero”, la visione positiva ha lasciato il posto al pessimismo cronico partorendo individui frustrati e livorosi; si possono facilmente trovare “ad Hollywood, nei campus universitari, negli alberi morti dei media e nel Partito Democratico”.

Più o meno negli stessi habitat dove troveremmo i loro corrispettivi italiani. E questa sinistra, ridotta a semplice lotta per il potere, usa la sola arma di cui dispone: “la politica della distruzione personale” dell’avversario. La morte della sinistra è l’esaurirsi di uno spazio di senso, di una visione comune, di un orizzonte dimensionale che per circa 150 anni ha disegnato il limite delle terre conosciute e navigabili da generazioni di speranzosi rivoluzionari. La sua fine è la perdita della mappa consunta di una caccia al tesoro il cui forziere nascosto nella sabbia avrebbe dovuto contenere non semplici gioielli, ma addirittura il cuore pulsante della storia.

Tutto questo non ha prodotto liberazione, affrancamento, evoluzione critica; ma rimozione del proprio percorso ed incapacità a pensare il mondo che cambia. Serve una nuova sinistra, ne siamo convinti. Solo che dopo che uno ha sentito parlare Obama, guardato la faccia di Bersani, sfogliato il nuovo romanzo di Veltroni recensito da D’Alema e ascoltato le omelie di Hollande, si convince che la nuova sinistra si troverà solo quando inizieremo a studiare una nuova disciplina: l’ufologia.

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