Il manifesto di Tremonti

By Redazione

settembre 5, 2012 politica

Giulio Tremonti conferma il suo ritorno in politica, ma «non dentro i partiti vecchi. Non con i generali di armata morta, non con le marionette di se stessi». L’ex ministro prova lo strappo e, intervistato dal Corriere della Sera, annuncia: «Comincerò con un manifesto, una lista collettiva, aperta soprattutto ai giovani».

Né partiti né correnti interne o riconducibili al Partito della Libertà, allora, ma un manifesto «in stato avanzato» di definizione, con tanto di omaggio all’Inno di Mameli nei versi che dicono «noi siamo da secoli calpesti, derisi, perché non siam popolo, perché siam divisi», utilizzati come intestazione del documento stesso. Un invito al «recupero della sovranità nazionale e della dignità personale». Un nazionalismo da ventunesimo secolo, in cui diritti personali e unità patria si ricongiungono confondendosi. L’ex ministro dell’Economia propone, contro la crisi, di ricorrere alla “separazione bancaria”, al blocco dei derivati, alla possibilità di «stabilire che i bonus vengano lasciati a garanzia per un po’ di anni.

Sono idee dei conservatori inglesi. La cosa curiosa è che tutto questo è fuori dal dibattito in Italia». Bacchettate per Monti ma anche per il Pdl. «Sento parlare di crescita, ma con questa instabilità è come costruire sulla sabbia», dice infatti riferendosi agli sforzi di Palazzo Chigi mentre agli ormai ex compagni di partito dice che il piano alternativo proposto dal Pdl «si presenta come un piano P, come Pinocchio: il patrimonio deve essere venduto ma non è possibile farlo nei tempi e nei numeri che sono stati calcolati alla carlona. Il manifesto sarà generale, aperto a ogni tipo di apporto».

È un Tremonti quasi ecumenico, quello che emerge dall’intervista al quotidiano di Via Solferino: i mercati vanno regolati, le banche vanno regolate, gli Stati, se uniti insieme sotto delle comuni bandiere, possono agire per cambiare la situazione. Da soli si perde ma «la politica di uno Stato collegata a quella degli altri può fare moltissimo». Cosa che però non sta riuscendo a Monti, secondo l’ex ministro dell’economia. Anche perché, finalmente, la Merkel si è accorta che «i mercati non sono amici del popolo». Una cosa da sinistra francese o tedesca, come conferma lo stesso Tremonti. Il Tremonti interventista, quasi socialdemocratico, spiazza il lettore e l’elettore pidiellino.

Quello stesso elettore che anni fa lo votò forse ignorandone il passato da transfugo del Psi e del Patto Segni. Tremonti è stato una vita in Forza Italia ma non è mai stato di Forza Italia, ha quasi sempre agito da battitore libero, pronto a scontrarsi con chiunque pur di portare avanti le sua filosofia economico-finanziaria, finendo per altro quasi sempre in minoranza. Il quesito che rimane però sotto gli occhi di tutti è: dove andare a parare con l’ennesima listarella, presentata senza scudieri e a mezzo stampa con un manifesto non definitivo? Il progetto appare ancora un po’ vago, tanto che la lista “è aperta” a ogni tipo di collaborazione o idea. In pratica un contenitore a secco. Soprattutto di voti.

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