Obama dimentica il presente

By Redazione

settembre 4, 2012 Esteri

Convention nazionale dei Democratici al via. Una settimana dopo l’evento repubblicano di Tampa, il partito dell’asinello presenta di nuovo al suo pubblico il presidente in carica, per la sua rielezione. E come location hanno scelto Charlotte, nel North Carolina, secondo centro finanziario d’America dopo New York. Barack Obama è già presente a Charlotte da almeno una settimana: non lui personalmente, ma la sua grande statua di sabbia, “mascotte” della Convention. 

Sfortuna ha voluto che pioggia torrenziale e raffiche di vento ne portassero via un pezzo. Il presidente, comunque, ha salvato almeno la faccia, che è rimasta intonsa. Riuscirà a salvarla anche politicamente? La Convention non si apre sotto i migliori auspici. Al posto degli slogan “Hope” e “Change” del 2008, oggi Obama si presenta con un più modesto “Forward!” (avanti!) che in questi tempi suona più come il milanese “tiremm innanz” del patriota Amatore Sciesa: tiriamo avanti (verso il patibolo austriaco). I dati sull’economia, dopo 4 anni di amministrazione Obama, non sono il massimo: la disoccupazione è all’8,3%, il debito pubblico è il 73% del Pil (in proiezione per la fine del 2012) e il deficit del 7,3% del Pil. Un vero record negativo. 

Il presidente uscente dovrà combattere una battaglia per immagini, riuscire a ripristinare l’ottimismo del 2008, facendo dimenticare le sfortune del presente per promettere un futuro migliore: “Forward”, appunto. Certo, proprio in fatto di immagini, finora i Democratici sono andati a rimorchio dei Repubblicani. Prima di tutto, il discorso presidenziale di Roenoke (Virginia) del 17 luglio scorso, quello del “Non lo hai costruito tu” (You didn’t build that) ha regalato al Grand Old Party la possibilità di vantare la propria esclusiva americanità. Obama, in quel discorso, voleva ricordare ai lavoratori e agli imprenditori americani che nessuno si costruisce da sé e tutti hanno bisogno della società (leggasi: dello Stato). 

I Repubblicani hanno risposto chiamando sul palco, per tutta la durata della loro convention, esempi di americani che si sono realmente fatti da soli. E che hanno costruito, con intelligenza e tenacia (e senza aiuti pubblici), la propria vita personale ed economica. D’altronde, l’uomo che si fa da solo, il self made man, è o non è l’incarnazione del sogno americano? I Democratici hanno fatto autogol anche sulle donne. Tacciando la first lady Ann Romney di essere una nullafacente (perché madre di 5 figli), hanno permesso ai Repubblicani di rispolverare il mito della “mogliettina americana”: donna di famiglia che riserva l’amore ai figli, ma non si nega il sudore del lavoro. 

Per tutta la Convention di Tampa si sono puntualmente alternate sul palco donne che coniugano successo e famiglia. E che si sono fatte da sole. Giusto per ribadire il concetto. Anche la sedia vuota sta diventando un mito. Clint Eastwood, a Tampa, ha tenuto il suo dialogo surreale con una sedia vuota, simbolo dell’assenza di leadership alla Casa Bianca. Obama ha risposto facendosi fotografare (di spalle) sulla sua sedia presidenziale. Ed è stato prontamente imitato da Gianni Alemanno, a Roma. Ma intanto il seggio non occupato è diventato un altro logo di successo dei Repubblicani, che lunedì scorso hanno pure organizzato una “giornata nazionale della sedia vuota”.

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